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Buongiorno e bentrovatə alla newsletter di Solarpunk Italia.
Questo mese Antonio Ippolito propone un editorialOne, ricchissimo di suggestioni e foriero di discussioni sul Quartier Generale del canale Solarpunk Italia di Discord, anche parecchio appassionate, che hanno preceduto la pubblicazione qui.
Ne abbiamo discusso e, come sempre, pur continuando a volerci bene (per davvero), questa volta quasi nessuno è riuscito a trovare un accordo pur sommario con gl3 altr3. Su alcuni punti c’è totale divergenza.
Segno che il tema cibo, soprattutto in Italia, continua a unire e dividere (la panna nella Carbonara? Orrroreee ;D).
E voi cosa ne pensate della carne coltivata?
Buona lettura.
Editoriale
Dieci anni fa quasi esatti, durante una presentazione dei progetti Deloitte Paesi Bassi, sentii parlare per la prima volta della carne coltivata come di qualcosa prossimo venturo.
Il 16/11/2023, i deputati di +Europa Mozzi e Dellavedova hanno avuto uno scontro con il presidente della Coldiretti Prandini (figlio del noto ministro DC) mentre la Camera approvava, primo paese al mondo, il divieto di produzione e commercializzazione di carne coltivata.

Si ripropone un dibattito simile a quello relativo agli OGM: ci troviamo davanti a oscurantismo antiscientifico, oppure a una tutela del territorio, della salute, delle tradizioni e della società tout court di fronte a multinazionali che non rispondono a nessuno?
La questione è complessa, come in tutti i casi di tecnologie ancora in fase embrionale (anche se con prototipi funzionanti) e fortemente influenzate dal regolatore pubblico, che può permettere o meno consumo, importazione ed esportazione, può finanziare questa tecnologia e ridurre i sussidi all’allevamento e alla produzione dei relativi foraggi.. oppure no; e così via.
 
Conviene cominciare dal chiarire qual è l’oggetto del contendere. NON si sta parlando in alcun modo di OGM, né di un prodotto simile alla carne ma a base vegetale, né di un prodotto “sintetico”, cioè realizzato in laboratorio grazie a reazioni chimiche partendo da elementi base.
La carne coltivata parte da tessuti integri prelevati da animali vivi o morti, le cui cellule, poste in appositi bioreattori, vengono spinte a riprodursi alcune decine di volte (di più al momento non è possibile).
L’input da animali allevati resta quindi una necessità costante: è forse la prima delle sorprese che avremo esaminando il processo produttivo di questi nuovi alimenti.
Ecco quindi una disamina semplificata dei fattori in gioco, più qualitativa che quantitativa (troverete pochi numeri) proprio perché la situazione si prospetta in costante evoluzione: l’obiettivo non è arrivare a un giudizio, ma dettagliare i possibili vantaggi e svantaggi presenti e futuri perché ognuno possa arrivare a una valutazione, e anche rivederla all’evolversi della tecnica.

Il primo input è quello energetico: i bioreattori consumano non poca energia. Una delle promesse della carne coltivata è quella di ridurre l’enorme impatto ambientale degli allevamenti in termini di emissioni: ora, non solo la produzione di gas serra per kg di carne ottenuta è simile nei due processi, ma le emissioni degli allevamenti sono in buona parte di metano, più dannoso del biossido di carbonio ma destinato a decomporsi in alcuni anni: quelle dei bioreattori invece dipendono dalla fonte utilizzata, che potrebbe essere solare ma verosimilmente sarà in parte tradizionale. Se i consumi mondiali di carne dovessero continuare l’attuale crescita, e al loro interno questa tecnologia di nicchia dovesse affermarsi, si potrebbero creare più emissioni di quelle che vengono sostituite.

Un secondo input critico è il brodo di coltura. La sua principale funzione è rifornire le cellule di fattore di crescita; purtroppo non solo è la più alta voce di costo del prodotto finito insieme alla manodopera (a circa 1’000€/litro, da rinnovare frequentemente per evitare l’inquinamento da acido lattico), ma il suo componente principale, il siero fetale bovino, deriva direttamente dall’uccisione di mucche e vitelli: ancora una volta troviamo una dipendenza residua dall’allevamento, oltre che un fattore significativo di costo (sono in corso di sviluppo alternative al siero bioingegnerizzate, ma il loro costo è un multiplo del siero naturale).

Un terzo input importante è lo spazio: e questo è indiscutibilmente a favore della carne allevata. In proporzione ai chili prodotti, un allevamento anche intensivo e le estese coltivazioni di foraggio che lo sostengono occupano uno spazio 20-40 volte maggiore, che potrebbe venire restituito alla natura o a coltivazioni per alimentazione umana diretta.

Un input importante (per la sua assenza) sono gli antibiotici, non richiesti dalla carne allevata: un importante fomite di pericolosa resistenza antibatterica rimosso. Affine a questo, l’eliminazione o drastica riduzione dei rischi di zoonosi.

L’ultimo input importante (anche questo per la sua assenza), anche se impalpabile, è la sofferenza animale: drasticamente ridotta se non annullata da questo processo produttivo, nonostante le dipendenze dall’allevamento viste, che però non sembrano richiedere il sacrificio di ulteriori animali.
In proposito sono molto interessanti le motivazioni con cui un numero significativo di vegani si oppone a questo processo (leggere in nota www.bornvegan.org ), che a prima vista sembrerebbe risolvere problemi che stanno loro a cuore: l’osservazione più profonda è che la tecnologia da sola è una soluzione solo apparente, se non accompagnata da un cambio nei paradigmi mentali; un’altra osservazione su cui riflettere è che questa tecnologia rinforza comunque l’idea dell’importanza di mangiare carne, questo totem di molti, associato spesso a disvalori (l’aggressività che conferirebbe, la presunta elitarietà): laddove l’opzione vegetariana è già perfettamente disponibile.

Agli input suddetti si unisce un’incertezza strutturale, ovvero: un’ipotetica futura filiera della carne coltivata, possibile sostituto di quella macellata, sarà ancora formata da una moltitudine di produttori grandi e piccoli, più o meno verticalmente integrati? Oppure il possesso di pochi brevetti cruciali, e soprattutto dei mezzi per ottenerli, porterà alla formazione di un oligopolio transnazionale, con un’ulteriore concentrazione nel mondo alimentare?
Si noterà che in questa disamina si è trascurato quello che apparentemente, ma forse solo apparentemente, è un fattore cruciale: le caratteristiche organolettiche, insomma il gusto di questa “nuova carne”.

Qual è lo stato della carne coltivata, oggi, nel mondo? Se solo l’Italia l’ha integralmente vietata, è viceversa anche vero che solo a Singapore (e in due locali in California) sono effettivamente in commercio polpette di pollo coltivato, a un prezzo (probabilmente inferiore al costo, quindi sussidiato) di circa 10$ l’una.

Abbiamo sicuramente il tempo di rifletterci su: il rischio per tradizioni e sapere contadino è molto lontano. Peccato però (parere di chi scrive) che ci rifletteremo come spettatori, e nel frattempo avremo chiuso un altro interessante campo alla ricerca.
 
 
https://en.wikipedia.org/wiki/Cultured_meat
https://it.wikipedia.org/wiki/Carne_coltivata
https://www.nationalgeographic.com/premium/article/lab-grown-cultured-meat-alternatives
https://www.cnbc.com/2019/10/19/lab-grown-meat-could-exacerbate-climate-change-scientists-say.html
https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fsufs.2019.00005/full
https://www.bornvegan.org/blog/lab-grown-meat

Antonio Ippolito
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I prossimi appuntamenti

L’11 dicembre alle ore 21 si terrà il quarto appuntamento del GDL di Solarpunk Italia con protagonista Roger Zelazny “Una rosa per l’Ecclesiaste” (A rose for Ecclesiastes, 1963)
La vignetta del mese
LA COLLABORAZIONE CONTINUA!
Le amiche e gli amici del Commando Jugendstil realizzano una vignetta solarpunk al mese, per la nostra newsletter. Grazie di cuore!
La vignettà è condivisa anche, in inglese, con la rivista Solarpunk Magazine.
Ecco la nona vignetta.

Cosa sono le reti federate?

Che cosa succede nella città solarpunk quando la rete energetica viene colpita da un evento climatico avverso o da un altro disastro?
La risposta breve è: non molto.

La società solarpunk ha imparato dagli errori dello Stadio Terminale (blackout durati settimane intere, forniture interrotte a volte per mesi) e ha ripensato il suo approccio all’approvvigionamento energetico dalle fondamenta.

Come per le comunicazioni, non si parla più della Rete Nazionale, ma della Rete Federata.
Ispirata alla Natura, la Rete Federata è frattale. Ogni quartiere, paesino o agglomerato di case ha la sua rete, dove tutti sono sia produttori che consumatori, e queste reti sono in rete tra loro a livello regionale, e ancora a livello nazionale e via discorrendo.
E la cosa migliore è che reti vicine si possono aiutare a vicenda, nel caso qualcosa dovesse succedere.

Una grandinata eccezionale distrugge i pannelli solari? Un tifone sradica le turbine eoliche? Un terremoto abbatte i fili dell’alta tensione? Le reti vicine sopperiscono fino alla fine dei lavori di ripristino, e ci vuole molto meno tempo di quanto ci volesse una volta: la maggior parte della popolazione ha almeno un po’ di addestramento sulla manutenzione di impianti fotovoltaici o eolici domestici e speciali gruppi di sovranità energetica sono pronti ad intervenire nel momento del bisogno.

Non ci sono più b******i che ridono al telefono al pensiero dei soldi che faranno con la ricostruzione, né odissee decennali di famiglie parcheggiate nei prefabbricati, né recriminazioni di una regione contro l’altra.

La società solarpunk ha imparato che di fronte alle conseguenze della scelleratezza dello Stadio Terminale e alle necessità della Natura le uniche risposte sensate sono la collaborazione e la solidarietà.
  Commando Jugendstil
Il racconto del mese, dalla collana solarpunk “Atlantis”

Atlantis n. 27. “Arfabad” di Rimi Barnali Chatterjee
Scaricalo qui
I post del mese, dal blog di solarpunk.it
 
Letture a tema: “Se pianto un albero posso mangiare una bistecca?” di Giacomo Moro Mauretto
Maria-Antònia Martí Escayol, “Macchine per spremere i cuori, recensione di Matteo Scarfò
Kim Stanley Robinson, “La costa del Pacifico”: un collage di recensioni
Il Solarpunk e il Fediverso: connettersi in modo sostenibile e decentralizzato
Jason Hribal, “Paura del pianeta animale” recensione di Giulia Abbate
Letture a tema: “Quello che sai sulla plastica è sbagliato” di Simone Angioni, Stefano Bertacchi e Ruggero Rollini
I semi del mese: idee per scrivere solarpunk
SEMI: Per ottenere acqua potabile bisogna usare il sole
Il diritto all’acqua potabile è sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti umani e dovrebbe essere garantito a tutti. Oggi, però, da bisogno di ogni creatura del pianeta, l’accesso all’acqua potabile è divenuto un’emergenza mondiale.
Di Silvia Treves




SEMI: Proteggiamo le nostre reti fungine
 
I funghi sono stati riconosciuti come regno a sé, distinto dalle piante, solo nel 1969. Ancora oggi essi suscitano molto meno interesse di altri regni e classi. Non possono competere con creature carismatiche come tigri, serpenti, uccelli, insetti, grandi molluschi o con gli alberi. I funghi sono creature da cuochi, da cercatori disposti a camminare per ore, da tassonomisti.
Questo è un bell’abbaglio, le piante potrebbero testimoniarlo.  La loro collaborazione con i funghi dura da 400 milioni di anni: se non la notiamo è solo perché non avviene alla luce del sole.
Di Silvia Treves

 
Dal nostro archivio, un articolo selezionato per voi
Intervista con Alessandra Viola a cura di Romina Braggion
Ci è parso che per bilanciare l’editoriale a tema carne coltivata servisse ricordare una ricercatrice che si occupa del mondo vegetale.
La vita animale esiste grazie alla vita vegetale sin dalla sua comparsa sul pianeta, non dimentichiamoci che le prime forme di vita erano di tipo vegetale quindi senza quelle cellule pioniere oggi non ci sarebbe la vita come la conosciamo. Quelle cellule appunto erano cellule verdi, erano cellule che sapevano usare la fotosintesi. Hanno liberato nell’atmosfera la grande quantità di ossigeno che ha consentito il balzo fino agli organismi cosiddetti superiori dei quali noi facciamo parte.
Ancora oggi è così la vita animale, senza piante non potrebbe esistere.
Come studiamo anche a scuola, le piante sono il primo anello della catena alimentare, e senza alimentarsi, nessun animale potrebbe vivere.
Le piante, invece, non hanno bisogno di noi, perché  sono autotrofe, cioè si producono da sole il cibo, mentre noi siamo invece eterotrofi quindi ci dobbiamo nutrire di altri esseri viventi.
Le piante regolano tutti i cicli più importanti sul pianeta.
 

 
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