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LA NEWSLETTER DI SOLARPUNK ITALIA / SOLARPUNK.IT
Buongiorno e bentrovatə alla prima newsletter di Solarpunk Italia del nuovo 2024.
Hai visto la novità? 
Sito, social e newsletter hanno nuove immagini, come da tradizione di Solarpunk Italia. 
Sono state create da Martina Sandre, secondo la sua personale concezione di solarpunk.
Ti piacciono?

Questo mese Silvia Treves propone un editoriale così ricco di suggestioni da essere stato… tagliato! 
Ne abbiamo discusso e, questa volta, abbiamo concordato di sforbiciare per proporre poi sul sito l’articolo completo.
Perciò seguici, arriverà presto.
Buona lettura. Editoriale Fine del tabù sulle fonti fossili?
                              
La COP (Conferenza delle Parti) è un grande evento annuale a tema ambientale, organizzato dall’ONU fin dal 1995. Vi partecipano i 198 Paesi firmatari della Convenzione Quadro dell’ONU sui Cambiamenti Climatici, con l’obiettivo grandioso e generico di salvare il pianeta.
 
Alla COP28 si sono registrate 97.372 persone: leader politici, ministri e funzionari, tecnici, giornalisti, attivisti e rappresentanti di ONG e dei Popoli Indigeni. E lobbisti dei combustibili fossili, che a Dubai erano 2456, il quadruplo rispetto a quelli della COP27.
Come Presidente dell’evento, gli Emirati (EAU) hanno scelto il loro attuale ministro dell’industria, Sultan Al Jaber, anche amministratore delegato della grande azienda petrolifera statale degli Emirati.
Non c’è da stupirsi, dal momento che l’economia emiratina è basata sull’estrazione e la vendita di combustibili fossili.
Il conflitto di interessi tra Emirati, scopi della COP28 e il Presidente, però, ha molto preoccupato attivisti e politici vicini alla causa ambientalista; il «Guardian» l’ha riassunto definendo Al Jaber “l’uomo del petrolio a cui viene chiesto di salvare il pianeta”.
Il conflitto è esploso prima dell’inizio della COP, quando Sultan Al Jaber ha affermato:
 
Nessuna scienza dimostra che un’uscita dai combustibili fossili è necessaria per limitare il riscaldamento globale a 1,5° C sopra i livelli preindustriali. Dire addio al petrolio vorrebbe dire tornare al tempo delle caverne”.
 
Affermazioni degne di un negazionista climatico, che Al Jaber ha poi  tentato di attenuare: “Rispetto la scienza in tutto ciò che faccio e le mie affermazioni sono state travisate e riportate fuori dal contesto in cui sono state pronunciate”.
In proposito Al Gore ha commentato: “Era solo questione di tempo prima che venisse smascherato il suo assurdo travestimento per nascondere il più sfacciato conflitto di interessi nella storia dei negoziati sul clima”.
 
I lavori della COP sono approdati a un documento salutato da alcuni come un grande passo avanti perché, dopo 27anni, sono state nominate le fonti fossili. Eppure, le critiche non sono certo mancate.
Il documento finale, infatti, non fissa alcun obiettivo di «uscita» dai combustibili fossili, lascia completa libertà di scegliere il modo in cui ridurli, e non parla di «eliminazione graduale ma definitiva». L’unico impegno è giungere a zero emissioni entro il 2050; ma come fare, visto che l’accordo non è vincolante e quindi non limiterà la ricerca, l’estrazione e l’utilizzo di fonti fossili?
 
Secondo Luca Mercalli, nel documento finale mancano cronoprogrammi e impegni stringenti e non vengono formalizzati tassi e tempistiche della transizione fuori dal fossile.
Il geologo del CNR Mario Tozzi ha osservato che sono necessari “provvedimenti strutturali, obbligatori e tempestivi, e non più negoziabili”, come vietare nuove trivellazioni da subito o eliminare i sussidi pubblici alle compagnie produttrici di petrodollari.
 
Alla COP28 si è anche parlato di nucleare: 22 nazioni partecipanti, inclusi gli EAU, si sono impegnate a triplicarne la produzione entro il 2050.
In proposito, Mercalli ha affermato che il nucleare è “troppo lento e costoso, un progetto pachidermico che non riuscirà ad abbattere le emissioni nei tempi a noi necessari”.
 
Questione irrisolta è anche il destino del fondo “perdite e danni” istituito durante la COP27 per risarcire i Paesi danneggiati dalla crisi climatica.
I donatori, cioè le nazioni ricche che hanno inquinato maggiormente, hanno finora stanziato più di 700 milioni di $. Purtroppo, il costo annuale effettivo di perdite e danni legati al clima nei paesi in via di sviluppo è stimato fra i 100 e i 580 miliardi di $. In pratica, le perdite e i danni reali risultano quasi 500 volte maggiori delle «donazioni».
Fino a quando continueremo con le fonti fossili, i Piccoli Stati Insulari subiranno i costi maggiori. A Dubai, i loro delegati hanno affermato che, senza un’immediata eliminazione graduale dei combustibili fossili, il testo finale sarebbe stato “un certificato di morte”.
 
La COP29 verrà tenuta in Azerbaigian, terzo petrostato dopo Egitto e Emirati.
Una scelta quasi provocatoria.
Silvia Treves

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prima del 2024. Umano = Artigiano

Anche nella società solarpunk del futuro si celebrano importanti festività.
A dirla tutta, se ne festeggiano anche di più di ora: con la fine del produttivismo frenetico, le persone hanno più tempo per socializzare e rilassarsi.
Ora è Dicembre e la gente si prepara a celebrare una varietà di ricorrenze: Hanukkah, Yule, Natale, Kwanzaa e chi più ne ha più ne metta.
La città solarpunk brulica di preparativi, tra chi decora la sua casa e il suo quartiere, chi prepara abbastanza cibo da sfamare un battaglione in vista dei numerosi banchetti comunitari e, chiaramente, chi pensa ai regali.
Al contrario dello Stadio Terminale, le persone non sentono la pressione di dover dimostrare qualcosa spendendo un sacco di soldi per gli ultimi gadget e accessori di moda.
La gente si prende il tempo di creare.
Qui Ginevra assembla una collana da materiali di recupero trovati nel bosco per sua nonna. Là Marcello fila compulsivamente mentre ascolta power metal: un amico pastore gli ha dato della lana di alpaca e lui la vuole regalare al suo compagno, patito della maglia.
Lori, invece, è scarsu in termini di abilità manuale, ma per buona parte dell’anno ha accumulato crediti della Banca del Tempo badando ad animali domestici e bambini e posando senza vestiti per lezioni d’arte. Ora ha abbastanza crediti per poter chiedere ad un consorzio artigiano di confezionare un paio di stivali di Oleatex per la sorellina.
Le persone hanno imparato che quello che sono non passa solo per quello che possiedono e come spendono, e che l’affetto si dimostra più con la cura e il pensiero che con i soldi. Si festeggia e si crea con lentezza, assaporando il processo tanto quanto il risultato. Commando Jugendstil
I post del mese, dal blog di solarpunk.it
Letture a tema: “Con la giusta energia” di Simone Angioni di Marco Melis
Trovare altri modi per fluire: passato e futuro di Le Guin, traduzione di Silvia Treves
Letture a tema: “La mobilità elettrica” di Alessandro Abbotto
Conversazione a tre sul film “Perfect Sense” di David Mackenzie, a cura di Silvia Treves, Riccardo Muzi e Franco Ricciardiello
Dal nostro archivio, un articolo selezionato per voi
Solarpunk Italia e Extinction Rebellion
Solarpunk Italia ha partecipato a Milano alla mostra tematica “Come raccontare la crisi climatica” che Extinction Rebellion ha organizzato in contemporanea anche a Verona, Parigi, Abuja, Copenhagen e Singapore.
Nel concept della mostra XR sfida gli artisti a sperimentare nuove modalità non necessariamente distopiche e catastrofiche per comunicare la gravità e l’urgenza di questa crisi.
All’umanità serve una via di uscita, e per questa serve immaginare un mondo migliore.

Solarpunk Italia è anche su Discord! Per questo mese è tutto. A rileggerci!
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