Franco Ricciardiello

Il 2 marzo 2021, è la data programmata per l’uscita del primo eBook di una nuova collana Delos Digital, della quale ho il piacere di essere il curatore.

Si tratta di ATLANTIS, che nasce con l’intento esplicito di pubblicare letteratura di genere solarpunk: narrativa utopica, ottimista, speculativa — in sostanza, storie distanti dal genere distopico.

Scrivevo l’anno scorso nella prefazione all’antologia Assalto al Sole, che in un certo senso può essere vista come un “episodio pilota” di Atlantis:

Negli ultimi anni abbiamo assistito all’esplosione della narrativa distopica, che nata da una costola nobile della science fiction — Orwell, Zamjatin, Huxley — si è nel tempo trasformata in un genere a sé, con la propria estetica e il proprio pubblico. Da speculazione e monito contro le distorsioni della nostra civiltà, con il passaggio di testimone generazionale e la sua “istituzionalizzazione”, la distopia (o anti-utopia) è divenuta un genere autoreferenziale e consolatorio, che spesso si esaurisce nella semplice forma editoriale dell’avventura young adult.
Se esistesse una mappa cartesiana della science-fiction, il movimento solarpunk si troverebbe probabilmente all’estremo opposto del distopico.

Prefazione a Assalto al Sole

Confermo questa visione: il distopico (voglio chiamare così il genere in quanto prodotto di mercato, per distinguerlo dalla distopia, termine con cui si designa invece una società futura dal carattere indesiderabile, politicamente oppressiva, altamente ingiusta etc., descritta in un’opera di narrativa) è un genere che ormai gira a vuoto, accontentandosi di trovare giustificazione non nella proiezione esasperata di tendenze già oggi presenti, bensì nell’impiego a profusione di tópoi estetici consolidati in un canone. Ritengo che l’abbiamo spiegato bene Giulia Abbate e io in appendice al nostro Manuale di scrittura di fantascienza, dove abbiamo operato una distinzione tra distopia e distopico, inserendo quest’ultimo tra la “fantascienza non dichiarata”:

[…] si tratta di una definizione “filologicamente” scorretta, ma che in questo momento è talmente usata in ambito editoriale e tra i lettori e le lettrici da meritare considerazione.
Molti di loro, incuriositi dal successo commerciale di serie TV e saghe avventurose basate sul meccanismo della distopia, si sono appassionati alla lettura del sottogenere distopico, affermando allo stesso tempo di non amare la fantascienza. Alcuni li considerano addirittura generi differenti: «cosa c’entra la fantascienza, questo è distopico!»
Potremmo individuare molti motivi alla base di un tale fraintendimento, ma non è questa la sede, ci  limitiamo a rilevare che è anche causato da pratiche editoriali che danno grandissima importanza al trend e al caso editoriale, a volte in modo conformista e privo di reale cognizione di causa; da scrittori e scrittrici di fantascienza che non riescono a proporsi in modo moderno e professionale tanto agli editori quanto al pubblico. […]
Nel “distopico” rientra quindi tutto ciò che abbia in sé tratti di distopia: dai classici di Orwell e Huxley, alla space opera tipo “Impero del Male, Anno Quattromila”, alla sofisticata speculative fiction esistenzialista, fino alle saghe YA con amori adolescenziali e pistole laser. Il tratto che accomuna scritture così diverse è lo scenario del “futuro peggiore del presente”: e diventa il principio di definizione di un genere percepito come a sé stante, senza bisogno di ulteriori distinzioni.
In parte si tratta di una semplificazione editoriale, di poco più complessa della trovata pubblicitaria: non è difficile immaginare che già dopo pochi mesi, rispetto al momento in cui scriviamo, le redazioni editoriali saranno passate all’inseguimento del tormentone successivo e rifiuteranno proposte di “romanzi distopici”.

Giulia Abbate e Franco Ricciardiello, Manuale di scrittura di fantascienza

“Catherine La Rose” di Olga Suvorova, san Pietroburgo (Russia)

Nella prima serie di Atlantis, la cui uscite si distribuiranno lungo tutto il 2021, dieci autori italiani raccontano il futuro con sguardo nuovamente ottimista. Nella migliore tradizione della fantascienza, gli scrittori non si limitano a scrivere avventure ambientate in un futuro più o meno remoto o in mondi e società distanti: nelle loro storie cercano di indicare una via, immaginare un percorso, mettono in guardia ma al tempo stesso propongono.

Volendo recuperare una distinzione ormai superata, ma sempre suggestiva, tra un concetto di arte come interpretazione del mondo e arte fine a se stessa, e in quest’ultima ci sta anche il distopico malgrado l’originaria vocazione dell’anti-utopia, dobbiamo pensare a una terza categoria, che è poi quella indicata a suo tempo dai surrealisti: l’arte cambia la vita. Non per nulla tra le migliori ispirazioni di quella profonda corrente che rinnovò la fantascienza degli anni Sessanta, la new wave, c’era il surrealismo.

I libri possono salvarci la vita? Può darsi. Di certo, possono rendercela migliore, più sopportabile e più interessante.

Ogni letteratura nazionale possiede una sotterranea corrente utopica che non ha mai davvero anticipato il futuro, ma indubbiamente ha seminato nel pensiero le radici di un avvenire migliore.

ATLANTIS — da Atlantide, la prima utopia della civiltà umana, il continente sommerso, una terra ricca che ospitava edifici imponenti e bellissimi, generava beni e prodotti in abbondanza per sostentare la numerosa popolazione, ed era retta da governi sobri e virtuosi. Atlantide, duemila anni prima dell’isola di Roger Bacon, uno specchio nel passato per mostrarci la direzione del futuro.

ATLANTIS pubblicherà in eBook, a cadenza mensile, dieci storie solarpunk di anticipazione, redenzione, riscatto, sostenibilità, senso del meraviglioso, solidarietà, arte, tecnologia, scienza, energia, democrazia, utopia anche ambigua…

A inaugurare la collana sarà Davide Del Popolo Riolo, vincitore del Premio Urania 2019, con Cinque stagioni su Eureka.

Su altri mondi, tra stelle lontane, l’umanità potrà considerarsi guarita dall’ingiustizia e dalla sopraffazione che hanno caratterizzato tutta la sua storia sulla Terra? Oppure come ogni volta non imparerà nulla dal passato? La città-stato di Nea Atena è una colonia che le Nove Potenze Spaziali hanno fondato sul pianeta Eureka, impegnandosi formalmente a non danneggiarne l’ecologia, a rispettarla, tutelarla e proteggerla in ogni modo; a questo scopo è nata l’APC, Amministrazione Planetaria Centrale. Ma è già accaduto nel passato che un potere non sottoposto a controllo si senta svincolato da qualsiasi regola etica, morale o democratica: e l’utopia di Nea Atena si trasforma in un incubo totalitario che non tollera opposizione. Cosa può fare un cittadino quando si sente libero, come il giovane Erno, che in famiglia si è nutrito del dolce latte della democrazia? Non c’è da stupirsi se sarà la galera, invece della scuola, il luogo in cui imparerà il valore della solidarietà, della resistenza nonviolenta e dell’azione collettiva.

Quarta di copertina di Cinque stagioni su Eureka

Seguiranno Stefano Carducci & Alessandro Fambrini, la più famosa coppia d’autori della fantascienza italiana, con L’infinita leggerezza dei quanti, romanzo breve di fantascienza classica, un viaggio d’andata e ritorno nell’utopia: distribuzione delle risorse, energia a buon mercato, civiltà post-industriale sono i temi raccontati. Alzi la mano chi pensa che il nostro sia il migliore dei mondi possibili.

La terza uscita vedrà un romanzo breve di Romina Braggion, autrice che i lettori di Delos Digital hanno imparato a conoscere e apprezzare, redattrice del sito Solarpunk Italia: Memorie di una ragazza interrotta, una storia decisamente radicale, nella grande tradizione della fantascienza femminista. Questioni di genere, morale, cambiamenti di mentalità e di linguaggio, ma nel mondo futuro che racconta Braggion, l’epoca estremista sarebbe quella in cui viviamo adesso.

Nel corso dell’anno seguiranno altri autori, sia conoscenze consolidate per il pubblico di Delos Digital che nuove leve, tra le voci più interessanti del panorama fantastico italiano: Domenico Gallo, Irene Drago, Roberto Sturm, Serena Barbacetto, Elena Di Fazio, Silvia Treves, per raccontare tutto del futuro che ci aspetta: controllo del clima, automazione, trasporti sostenibili, ordine internazionale, disuguaglianze, migrazioni, produzione alimentare, demografia, longevità, trasformazione urbana, space economy, arte, etica e morale, comunicazione e informazione.

Sedetevi comodi e preparatevi a leggere il futuro.

Franco Ricciardiello
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