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ALESSANDRA VIOLA è scrittrice e giornalista, regista di documentari, produttrice televisiva e autrice di trasmissioni Rai. Ha un dottorato di ricerca in Comunicazione della scienza (Università Sapienza, Roma 2011) e uno in Scienze agrarie e ambientali (Università di Firenze, 2014). Collabora, tra l’altro, con «La Repubblica», «L’Espresso », «Il Sole 24 ore»; ha ottenuto vari riconoscimenti tra cui quello di «Miglior giornalista scientifico dell’anno» (Fondazione Armenise-Harvard). Tra i suoi libri, il bestseller pluripremiato Verde brillante. Sensibilità e intelligenza del mondo vegetale (con Stefano Mancuso, Giunti 2013), tradotto in diciassette lingue e Trash. Tutto quello che dovreste sapere sui rifiuti (con Piero Martin, Codice edizioni 2017), entrambi vincitori del Premio nazionale di divulgazione scientifica. Per Einaudi ha pubblicato Flower Power. Le piante e i loro diritti (2020). Nel 2019 è stata insignita del titolo di «Ambasciatrice della Natura».[1]

La prima domanda è rivolta alla donna Alessandra Viola e non alla scienziata: quali sono le sue priorità durante la giornata?

Buongiorno, grazie per avermi invitata all’intervista.

Quali sono le mie priorità durante la giornata? Direi che una delle mie priorità è andare nel verde. Stare in  un parco passeggiare in un posto verde, fa parte delle cose che cerco  sempre di infilare in una giornata. Quando mi è possibile raccolgo semi durante le mie passeggiate e poi quando torno se ho tempo ripianto nei vasetti. Se riesco  leggo un po’, a volte riesco solo la sera, ma insomma anche questa è una delle mie priorità e poi trascorrere qualche tempo con il mio gatto.


Alessandra Viola è ricercatrice, scrittrice, giornalista, regista di documentari, produttrice televisiva e autrice di trasmissioni Rai. Domanda pleonastica sarebbe dove trova il tempo di seguire tutte queste attività, ma la metà del mondo conosce la risposta. Piuttosto: qual è il fil rouge che le lega?

La curiosità. Qual è il fil rouge me lo sono chiesta anche io tante volte. Sono io, quindi sono tutte le cose che interessano me. Alla fine ci sono tre o quattro linee di intervento. Una senz’altro è la scienza che si declina in vari modi: per adulti, per ragazzi, in televisione, sui giornali, sui magazine, o come attività di ricerca all’università. Un’ altra sono i ragazzi, quindi in questo caso le trasmissioni rivolte a loro, i cartoni animati, i romanzi. Una è il mondo, inteso come gli altri e come cambiamenti climatici e tutto ciò che riguarda l’ambiente in cui viviamo.
Quindi alla fine non sono tantissime le linee di intervento, sono i mezzi e i metodi con cui affronto questi temi che sono sempre diversi, a volte uno spettacolo teatrale, a volte un articolo, un romanzo. Però alla fine i temi non sono così tanti in realtà.


No forse i temi no, ma le attività che lei svolge sono davvero numerose e articolate, almeno visto da fuori, questa è la percezione.

Sì come lei diceva, La Metà del Mondo, cioè le donne, sanno benissimo come si fa. Intanto perché non si fa tutto sempre a tempo pieno, e poi perché siamo multitasking e portiamo avanti tante attività tutte insieme.


Il 96% della biomassa del pianeta, rappresentato da vegetali e procarioti, è  meno importante dello 0,01% della biomassa rappresentato dagli esseri umani. Questo a livello di percezione. In realtà la funzione vegetale è abbastanza nota, non fosse altro che per la produzione di ossigeno. Esistono funzioni svolte dalla vegetazione delle quali la vita animale gode senza esserne consapevole?

La vita animale esiste grazie alla vita vegetale sin dalla sua comparsa sul pianeta, non dimentichiamoci che le prime forme di vita erano di tipo vegetale quindi senza quelle cellule pioniere oggi non ci sarebbe la vita come la conosciamo. Quelle cellule appunto erano cellule verdi, erano cellule che sapevano usare la fotosintesi. Hanno liberato nell’atmosfera la grande quantità di ossigeno che ha consentito il balzo fino agli organismi cosiddetti superiori dei quali noi facciamo parte.
Ancora oggi è così la vita animale, senza piante non potrebbe esistere.
Come studiamo anche a scuola, le piante sono il primo anello della catena alimentare, e senza alimentarsi, nessun animale potrebbe vivere.
Le piante, invece, non hanno bisogno di noi, perché  sono autotrofe, cioè si producono da sole il cibo, mentre noi siamo invece eterotrofi quindi ci dobbiamo nutrire di altri esseri viventi.
Le piante regolano tutti i cicli più importanti sul pianeta.
Ovviamente hanno il ruolo importantissimo di produrre ossigeno, filtrano l’aria, per esempio nelle città, hanno un ruolo molto importante anche nel ciclo dell’acqua. Abbiamo scoperto solo di recente, per esempio, che hanno un ruolo molto importante nella formazione delle nuvole. Non lo sapevamo, fino a poco tempo fa, infatti c’è un capitolo del libro che ho pubblicato l’anno scorso che si chiama “Le piante fanno le nuvole” e ho descritto un fenomeno che si chiama Cloud, al Cern, quindi nuvola e che appunto ha evidenziato il ruolo delle piante come produttrici di queste sostanze volatili che servono per addensare il vapore acqueo e quindi produrre i cumuli e i nembi che poi noi chiamiamo nuvole.
Le piante servono a tantissime cose, ripuliscono i suoli, fanno da habitat per tantissime specie viventi.
Eppure, capita di vedere nei bambini e nei ragazzi, quando diventano adolescenti e decidono che la famiglia non serve più, che sono pronti per vivere da soli e hanno questo momento di rottura in cui non riconoscono più l’autorità genitoriale e diventano quasi ingrati. Questo passaggio è ben noto in psicologia. Noi siamo in questa fase esattamente, abbiamo cercato negli ultimi due secoli di separarci dalla natura e di dire “la natura non ci serve, noi siamo più importanti, più intelligenti, più giovani, e le piante non servono a nulla”. Purtroppo è falso e questa percezione ci restituisce una realtà che non ha niente a che vedere con il funzionamento della vita sul pianeta. È molto rischioso così come può essere il ragazzo che si allontani da casa, se non è ancora pronto per farlo.
È rischiosissimo pensare che la nostra vita dipenda soltanto da noi perché semplicemente non è così. Se continuiamo a distruggere le piante e gli altri esseri viventi, avremo un sacco di problemi in futuro e già ne abbiamo moltissimi.
Noi abbiamo una percezione molto alterata delle piante, per il fatto che ci sembrano ferme siamo portati a pensare che siano sostanzialmente stupide o nella peggiore delle ipotesi che siano perfino non siano del tutto vive. Lo sappiamo che sono vive ma vive in un modo tutto loro che non sembra corrispondere alla vita che conosciamo, cioè la vita animale.
In realtà le piante e gli animali si somigliano abbastanza sotto il profilo cellulare e hanno tantissime reazioni anche simili.
Quello che differisce in maniera macroscopiche tra le piante e gli animali è la scala dei tempi. Le piante hai nostri occhi sono estremamente lente. Se le potessimo vedere accelerati probabilmente ci accorgeremmo che sono molto diverse da come le vediamo e intanto potremmo accorgerci finalmente che sono degli esseri viventi intelligenti. Sono in gradi di risolvere problemi, sono in grado di comunicare tra loro e con gli animali, hanno vita sociale. Quindi stringono alleanze, competono, si organizzano come una società.
Hanno memoria, imparano. Noi siamo all’oscuro di tutto questo perché non riusciamo a vederlo. Quindi, anche se la scienza lo dice e lo testimoniano un numero sempre crescente di ricerche pubblicate su prestigiose riviste internazionali, facciamo fatica a fare nostra questo tipo di conoscenza perché è molto distante dall’esperienza umana.
Questo ci preclude la conoscenza di una parte molto importante del mondo. Importante nel senso di numeri, una parte consistente del mondo rimane preclusa.

In un’intervista ha dichiarato che mangiare più vegetali contribuisce a preservare la flora. Vuole spiegare ai lettori di Solarpunk Italia il concetto?

Ho affrontato questo argomento quando mi sono occupata delle piante. Sostenendo che le piante hanno dei diritti, cosa della quale sono fermamente convinta, si solleva la domanda “ma allora se le piante hanno dei diritti, tra cui il diritto alla vita, noi cosa possiamo mangiare per sfamarci?” La conclusione è che comunque la scelta migliore per preservare le piante, rimane quella di mangiarle. Per produrre, se vogliamo usare questo  orrendo termine industriale, un kg di carne bisogna utilizzare per alimentare l’animale circa 1500 kg di vegetali che gli servono come nutrimento.
Quindi alla fine, in termini ecologici è molto più vantaggioso nutrirsi di carote, zucchine, insalata, piuttosto che con una bistecca. Al suo interno, come contenuto nascosto, per ogni kg ne porta più di 1500 di vite vegetali. Senza contare l’impatto dell’acqua consumata, dei gas serra emessi dagli allevamenti intensivi e così via.


Secondo lei si può affermare che un cespo di lattuga o una pertica di fagioli hanno meno dignità biologica di una sequoia o un faggio monumentale? Che sono più sacrificabili?

Questa è una domanda molto intelligente e molto sensata e per rispondere ci sarebbe bisogno di una grande riflessione che io non ho ancora fatto, a dirgliela tutta.

È difficile se un essere vivente abbia meno dignità di un altro e sia più sacrificabile di un altro. Temo che non si possa affermare una cosa del genere. Dico temo perché mettere una pianta di fagioli alla stregua di una sequoia centenaria,  effettivamente fa un certo effetto, anche a me.
La sequoia ha vissuto cento anni e ha milioni di radici, il fagiolo ha vissuto meno di un anno e ha qualche migliaio di radici e si tratta di due esseri viventi molto differenti.
Possiamo dire che un bambino abbia meno dignità di una persona anziana, o famosa, o che ha avuto tanto? No non lo possiamo dire, quindi temo che valga lo stesso anche per i fagioli e le sequoie, al di là delle nostre preferenze di esseri umani.


Uno dei capitoli del suo ultimo libro “Flower Power” è intitolato: “Uomo, chi sei tu per opprimere gli altri?” Sa che una delle riflessioni del solarpunk intende proprio spodestare gli umani dal piedistallo su cui si sono issati, attraverso la proposta di alternative ottimiste opposte all’imperante letteratura rassegnata? Ho l’impressione vi siano convergenze tra un certo tipo di ricerca e divulgazione scientifica e alcuni generi della narrativa fantastica. Lei concepisce rapporti, connessioni, collaborazioni tra questi due mondi cioè lo scientifico e il letterario?

Senz’altro sì, se non altro perché li pratico entrambi e si connettono dentro di me. Da sempre la fantascienza e la ricerca scientifica sono connessi, in qualche modo, e si influenzano reciprocamente.
La scienza di frontiera e la fantascienza hanno in comune una visione e queste visioni a volte, quando non sono totalmente campate in aria ma frutto di riflessioni sensate, anche se si servono di strumenti differenti, quindi gli strumenti della ricerca e l’altra gli strumenti della narrativa, strumenti più emotivi per il coinvolgimento del lettore, possono condurre nelle stesse direzioni.
Le riflessioni che facciamo sul futuro a partire dal presente, se sono fatte in maniera accurata, è possibile conducano dalla stessa parte e che l’una offra all’altra interessanti stimoli e spunti. Perché no, assolutamente sì.
Del resto non è raro che alcune delle visioni di famosi scrittori di fantascienza si siano realizzate. È accaduto in molte circostanze, quindi perché no.


Ha dichiarato che l’uomo non è tra gli esseri più utili su questo pianeta. Come si potrà riuscire a farlo comprendere dal momento che la percezione è l’esatto contrario almeno per coloro che detengono il potere economico e legislativo?

Questa è un’altra bella domanda.
Tanto per cominciare la ricerca fa la sua parte perché continua a dimostrarci che il nostro ruolo ecosistemico non è assolutamente paragonabile a quello vegetale. A un certo punto dovremo rassegnarci.
Secondo me uno dei modi potrebbe esser proprio quello di riconoscere i diritti delle piante.
I diritti hanno  un potere che pochissimi altri strumenti hanno e una duplice funzione. La prima è quella di incarnare, di esprimere le idee correnti di una società, quindi i diritti vengono riconosciuti ai soggetti ai quali le persone di una certa epoca hanno riconosciuto di voler attribuire un valore morale. Da questo punto di vista sanciscono uno status-quo.
Da un altro punto di vista, contemporaneamente a questa, hanno anche un’altra funzione: dal momento che il diritto viene riconosciuto, dobbiamo sapere che riconoscere un diritto nella maggior parte dei casi è a costo zero. Perfino quando abbiamo riconosciuto i diritti dell’uomo, quando abbiamo abolito la schiavitù si disse che ci sarebbe stato un tracollo dell’economia e anche questo, in buona sostanza, non è accaduto. Figurarsi adesso se volessimo riconoscere i diritti delle piante!
Non c’è un costo economico non è quello che ci ferma, è proprio una questione psicologica.
Nel momento in cui riconosceremo i diritti delle piante, questo produrrà lentamente un cambiamento all’interno della società, un po’ come è stato quando abbiamo riconosciuto i  diritti delle donne.
Ora possiamo dire che siano pienamente affermati? Direi di no, non esiste ancora la parità. Non esiste sui luoghi di lavoro, non esiste nella genitorialità, non esiste in centomila ambiti. Però al tempo stesso noi abbiamo un punto di riferimento ideale e ora possiamo dire cosa è giusto e cosa no e a cosa tendere. Quindi piano piano, progressivamente, la società in un processo che purtroppo non è lineare ma che più o meno tende verso quell’obiettivo, sa in che direzione deve andare. Quindi come faremo a cambiare idea sulle piante e sul nostro ruolo nel mondo? Riconoscendo  che c’è qualcuno di più importante di noi, che sarebbe perfino troppo, ma importante quanto noi, che ha dei diritti come noi, non gli stessi, ma dei diritti come li abbiamo noi. A quel punto progressivamente le nostre azioni andranno in quella direzione. Le nostre leggi, i nostri provvedimenti, i nostri comportamenti. Si aprirà un dibattito.
Poi c’è l’arte, la letteratura, la poesia, la pittura… L’arte comunque ci aiuterà in questa direzione e anche lì c’è una crescente sensibilità.


In un’intervista ha dichiarato che è dai giovani che deve nascere una propulsione al cambiamento. Intende che non ha più fiducia negli adulti?

Non intendo questo, intendo che i giovani hanno una sensibilità che in età adulta purtroppo si perde e che poi si recupera per chi è interessato, solo con il tempo.
Se io come mi accade spesso, vado a parlare a ragazzi all’università o a bambini o ai ragazzi nelle scuole e racconto loro che le piante sono intelligenti, che secondo me devono avere dei diritti e così via, i ragazzi si convincono quasi subito perché hanno, in fondo, un’idea universale della vita che non è ancora strutturata nel modo piramidale che poi ci si forma a una certa età, per cui noi siamo i capi assoluti e i gestori del pianeta e tutto dipende dal nostro volere.
Sono molto più disposti ad ammettere che una pianta  e un animale possano avere entrambi il diritto di sopravvivere, il diritto di stare bene, il diritto di ricercare la loro massima fioritura nel senso proprio di una persona o un animale o una pianta che stanno bene. I ragazzi hanno questa sensibilità che poi in età adulta si perde. Come per i cambiamenti climatici, del resto, mi ha stupito che nasca dai giovani questa istanza.


Trovo dirompente l’idea della Carta dei diritti delle piante; se approvata e applicata in tempo, potrebbe salvarci dall’estinzione. Torno a parlare alla donna Alessandra Viola: cosa si augura per il futuro del pianeta? E cosa realisticamente si aspetta?

Cosa realisticamente mi aspetto, non lo so. Cosa mi auguro di trovare è la strada per fare adottare una carta dei diritti delle piante e mi piacerebbe moltissimo che fosse l’Italia il primo paese al mondo a farlo. Questo ci porterebbe d’un balzo alla guida di tutti i paesi, e sono tanti, che stanno riconoscendo i diritti di ecosistemi, di fiumi, di laghi, di foreste, i diritti della natura. Ci sono alcuni paesi che hanno messo questi diritti nelle loro costituzioni.
Se noi riconoscessimo i diritti delle piante, con un’operazione di grande cultura, di grande rispetto per l’ambiente ma a costo zero, diventeremmo di colpo i capofila di un grandissimo movimento di diritto ambientale che si sviluppa ormai da circa una ventina d’anni in tutto il mondo tranne che in Europa, dove se ne parla davvero molto poco.
La mia speranza è questa, che riconoscendo i diritti delle piante potremo imparare a rispettare l’ambiente e a rispettare questi esseri viventi incredibili e straordinari con i quali abbiamo il privilegio di dividere il pianeta. Il che per inciso ci farà tutti più felici.


Sì, basta uscire e fare una passeggiata nel verde, dopo una giornata stressante e si torna in pace con il mondo.

C’è una nuova medicina, che si chiama medicina forestale, che studia gli influssi benefici delle passeggiate nei boschi sulla salute umana. Ci sono già le prime risultanze.

Dottoressa Viola, la ringrazio tantissimo per il tempo che ha dedicato ai lettori di Solarpunk Italia e per le visioni e le riflessioni che certamente questa chiacchierata a suscitato nel nostro pubblico.


Per approfondire:

Presentazione del libro “Flower Power” sul canale youtube “Il posto delle parole”

Alessandra Viola, Piantiamola! Video TEDx Talks


Note

[1] Dal sito Giulio Einaudi Editore

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