Ad Arfabad, dove ogni dolore trova una medicina, andiamo solo in sogno, o quando lasciamo il nostro corpo materiale

Scaricalo qui: Arfabad, Delos Digital

La povera Zigsa è costretta a attraversare l’implacabile deserto del Taklamakan, dopo essere fortunosamente scampata alla città degli hanyo. Zigsa è accompagnata dall’eterea presenza di cinque “madri tribali” che la aiutano, la consigliano e la incitano a raggiungere Arfabad, la città interamente abitata da cani: alcuni di questi erano cani nel mondo materiale, altri sono persone oppure altre creature che hanno scelto le forme dei cani. Arfabad è l’antitesi della città hanyo, che è stata invece costruita dai discendenti di chi è riuscito a scampare alla Sindrome di Ipertossicità Maschile: sfuggito da un laboratorio indiano, il virus artificiale ha sterminato quasi tutti gli umani maschi. Solo i privilegiati, in grado di pagarsi cure costosissime, sono riusciti a salvare i propri figli, i quali hanno costruito la città che si regge sulla schiavitù, la tortura e il dolore di chiunque sia considerato inferiore. Malgrado sia sola, sfinita e impotente, Zigsa deve arrivare a Arfabad, perché è scritto che dovrà fondarvi un Survivarium per salvare le creature seviziate da esseri che si dimostrano disumani, piuttosto che umani.

Democrazia, diritti animali, antispecismo in un racconto della scrittrice indiana Rimi B. Chatterjee
L’autrice

Rimi Barnali Chatterjee, nata nel 1969 a Belfast da genitori bengali, ha conseguito il dottorato presso l’Università di Oxford nel 1997, e dal 2004 è docente di inglese all’Università Jadavpur, a Kolkata (India). Ha contribuito insieme al collega Abhijit Gupta a un programma per includere i fumetti come parte degli studi di Lettere. Collabora alla rivista di fumetti Drighangchoo (in lingua bengali, দ্রিঘাংচু), prodotta dal dipartimento di inglese dell’università. Ha pubblicato tre romanzi, oltre a diversi racconti e graphic novel; sta lavorando a una pentalogia di fantascienza intitolata Antisense Universe. Il racconto Arfabad è ambientato in questo mondo; alla stessa protagonista, Zigsa, è anche dedicato il fumetto How Zigsa found her way, che Chatterjee ha pubblicato in un’antologia HarperCollins India. Il racconto Arfabad è apparso originariamente nell’antologia Multispecies cities, ed. World Weaver Press, 2021


L’incipit

– Non posso! – gridò Zigsa. – Guarda i miei piedi. Non è rimasto più niente!
Phagmo, che brillava di indaco e arancione, guardò in basso con i suoi occhi lungimiranti e sospirò. – Vedi che i grumi di sangue sono come rubini? Stai camminando su dei gioielli, bambina. Gli unici gioielli che abbiano valore.
Strinse i piedi roventi di Zigsa tra le sue mani morbide.
– Oh, stai zitta. Mi dici solo cose impossibili, tipo che ho una missione e cose del genere, non mi aiuti mai veramente.
– Stiamo facendo ciò che dobbiamo per aiutarti, –  disse Chokyi, scintillante di rosa e verde. Profumava di foreste e frutta matura. – Credimi, se ci fosse un altro modo, non ti faremmo passare questo.
– E eravamo insieme a te nel Centro Test di Distruzione, –  disse Sangye, che brillava di giallo e violetto. Le sue mani non stavano mai ferme, come se fosse sempre intenta a creare o a spiegare. – Ricordi? Ti abbiamo mostrato la strada.
– Ci siamo presi cura di te fino da quando abbiamo lasciato il nostro corpo, – disse Dorje, rossa e bianca. I suoi occhi erano severi, ma la bocca era gentile. Zigsa guardò in alto, tra le lacrime, il gruppo di figure trasparenti sopra la sua testa. Dietro di loro si estendeva il deserto del Taklamakan, sotto la ciotola di foschia gialla e sporca che passava per essere il cielo. Da quando gli hanyo avevano distrutto l’Antartide nel 2048, il cielo non era più azzurro da nessuna parte sulla Terra. Era successo più di vent’anni prima. Gli hanyo lo chiamavano il Disastro di Helios.
– È facile per te dirlo, – brontolò Zigsa. – Sono io che devo trascinare questa carcassa nel deserto avvelenato dalle onde radioattive. Hai idea di come sopravvivere?
– Non pensarci, – disse Perna, blu e viola. Cullò la testa di Zigsa e le lisciò la fronte con tanta tenerezza. Il suo tocco era sempre il migliore per alleviare il dolore, le sue parole le più gentili. – Fai un passo. E poi un altro. Siamo qui con te. Lo siamo sempre state.


Titolo originale: Arfabad, © 2021 Rimi B. Chatterjee
Apparso originariamente nell’antologia “Multispecies cities: solarpunk urban futures” a cura di Christopher Rupprecht, Deborah Cleland, Norie Tamura, Rajat Chaudhuri e Sarena Ulibarri, ed. World Weaver Press 2021, ISBN 9781734054521
Traduzione dall’inglese di Franco Ricciardiello


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