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A cura di Elena Di Fazio
Introduzione di Giulia Abbate

Con il post “Tecnologia indigena come strumento di resilienza climatica”, abbiamo auspicato l’inizio di un percorso di scoperta delle culture native, indigene e vernacolari, che con il solarpunk ci sembrano avere molto a che fare.

Oggi nel mondo 150 milioni di persone in 60 diverse nazioni vivono in società tribali, che per lo più sono autosufficienti e legano il loro benessere a quello della terra. Sono esempi viventi che un diverso rapporto con il mondo è possibile – è sinistro che oggi siano minacciate non solo da governi e lobbies capitaliste, ma anche da grandi progetti di “conservazione” di grandi ONG come il WWF, che istituiscono “riserve naturali” e sfrattano anche brutalmente chi ci vive da sempre in modo rispettoso dell’ambiente. (Fonte: Survival.it) Questo apre una questione importante, quella della decolonializzazione dell’ambientalismo, questione oggi poco conosciuta anche dalla sfera dell’attivismo.

Una parte molto importante della cultura nativa è legata allo sciamanesimo: un sistema culturale-sacrale che combina, in diverse forme e a diversissime latitudini, credenze mistiche, conoscenze sapienziali e pratiche estatiche, rituali e mediche; ed è frutto di una visione del mondo in cui tutto è collegato, e noi non siamo che una parte di un cosmo dove molto di importante è invisibile, benché percettibile e raggiungibile per via non razionale.

Negli ultimi anni, assistiamo a una rinascita dell’attenzione del mainstream nei confronti dello sciamanesimo, dopo il fecondo periodo degli Anni Settanta. Il fatto si lega a nuove scoperte scientifiche che rimettono in campo la psichedelia, e al lavoro di divulgazione delle culture native svolto da portavoce di popoli minacciati, che oggi grazie all’impegno delle nuove generazioni usano le tecnologie della comunicazione per prendere parola e difendersi dalle costanti minacce alla loro sopravvivenza.

Ma non è tutto qui: lo sciamanesimo fa parte di una dimensione mistica che la società occidentale ha rinnegato, ma che torniamo a sentire necessaria ogni volta che ci troviamo di fronte all’apocalissi.

La percezione di qualcosa che va oltre noi stess* e oltre ciò che vediamo; il bisogno di trovare risposte e appigli assenti quando non impossibili “fuori”; il desiderio di trascendere una situazione difficile e di superare la ricerca stessa di soluzioni, in favore di una Soluzione, intesa come discioglimento in qualcosa di più grande: anche queste sono istanze che ci portano a interrogare le culture sciamaniche (e a recuperare, in parallelo, le vie di grandi mistiche e mistici europei e occidentali: l’attenzione verso Hildegard Von Bingen, verso Meister Eckhart, verso Simone Weil, va di pari passo con la pubblicazione di interessanti studi sui riti estatici e di trance dell’Europa antica).

Mi pare che l’istanza “mistica” possa e debba far parte del discorso solarpunk, per tutti questi motivi.

Se il solarpunk è una risposta creativa alla “rivelazione” apocalittica, se intende seguire una via olistica e iperrelazionale nella dialettica con il non umano, se crede di poter costruire società alternative a quella capitalista occidentale e se si fa carico dell’incanto di un futuro bello, bisogna che si confronti anche con la dimensione spirituale dell’umano, e che sia in grado di esplorare anche le pratiche e le filosofie che non escludono l’imponderabile.

Documentarsi sullo sciamanesimo è un modo per iniziare anche questo percorso, spero. Per fare ciò, abbiamo oggi una accompagnatrice d’eccezione: Elena Di Fazio, fresca vincitrice del Premio Urania 2020, ha compilato per noi una lista di consigli di lettura sulla cultura sciamanica vista da molte prospettive diverse.

Buon viaggio.

[Giulia Abbate]

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“Lo sciamanismo e le tecniche dell’estasi”, Mircea Eliade (Edizioni Mediterranee 2005)

Non è un testo sullo sciamanesimo: è IL testo sullo sciamanesimo.
Mircea Eliade fu il primo ad affrontare l’argomento dal punto di vista della storia delle religioni, collocandolo anche in un’ottica etnopsicologica e sociologica. Ne emerge una lunghissima analisi dello sciamanesimo come pratica religiosa ancestrale, trasversale a tribù, clan e culture lontanissimi tra loro.
L’estasi mistica, lo sciamano come guaritore e tramite tra i mondi, la morte rituale, le sostanze psichedeliche: il testo di Eliade è un lunghissimo viaggio attraverso pratiche ataviche che sembrano connaturate all’essere umano.

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“L’ayahuasca nel mio sangue – Venticinque anni di sogni con la Medicina”, Peter Gorman (ShaKe Edizioni 2015)

C’è un mondo oltre il nostro, oltre la realtà sensibile.
Alcune piante sono vie d’accesso a questo mondo: le “custodi dei cancelli”, le definisce Gorman, giornalista statunitense. Il suo viaggio fisico e spirituale iniziò nell’Amazzonia peruviana, quando il curandero Julio gli fece provare l’ayahuasca, infuso psichedelico usato nelle pratiche religiose locali.
Attraverso il racconto delle sue numerose esperienze mistiche, Gorman prova a darsi e a dare una risposta sul senso della vita, anche oltre i fallimenti che l’hanno costellata.

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“DMT – La molecola dello spirito”, Rick Strassman (Spazio Interiore 2014)

Rick Strassman, medico specializzato in psichiatria e psicofarmacologia, condusse nel 2001 il primo studio clinico sulle droghe psichedeliche ufficialmente approvato e finanziato dal governo degli USA.
La N,N-Dimetiltriptammina, comunemente nota come DMT, è l’alcaloide alla base di infusi psichedelici sciamanici come l’ayahuasca; ma è anche una triptammina endogena, prodotta dallo stesso corpo umano.
Ripercorrendo il suo studio clinico, Strassman pone domande affascinanti che toccano la neuropsichiatria, la ghiandola pineale, le esperienze di pre-morte, la possibilità di una coscienza slegata dalla fisiologia.

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“Vere allucinazioni”, Terence McKenna (ShaKe Edizioni)

Personalità influente della controcultura psichedelica anni Sessanta, Terence McKenna viaggiò in Amazzonia assieme al fratello per provare droghe rituali. In “Vere allucinazioni” riporta le visioni ottenute grazie alla psilocibina, triptammina presente nel fungo stropharia cubensis.
Tra fischi ad alta frequenza, elfi, mondi e creature aliene, McKenna elaborò strampalate teorie che riportò nei suoi bizzarri quanto affascinanti scritti.

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“La caduta del cielo”, Davi Kopenawa e Bruce Albert (Figure Nottetempo 2018)

Lo sciamano yanomami Davi Kopenawa sceglie l’antropologo Bruce Albert per ascoltare e raccontare la sua storia.
Un tuffo nella geografia umana e culturale del popolo yanomami, che rischia l’estinzione a causa della deforestazione e dell’ingerenza esterna, che ha portato malattie e devastazione ambientale.
Altri mondi, altre visioni, altre categorie mentali: il rapporto intimo col mondo vegetale, l’iniziazione sciamanica, le piante psichedeliche, l’antichissimo sapere che i popoli nativi amazzonici cercano disperatamente di proteggere e custodire.

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Romana naturalizzata romagnola, Elena Di Fazio è editor, curatrice e scrittrice. Nel 2007 ha fondato, insieme a Giulia Abbate, Studio83 – Servizi Letterari. Sempre insieme a Giulia Abbate cura, per la casa editrice Delos Digital, la collana di narrativa Futuro Presente e quella di saggistica Guida al Fantasy. Tra le sue pubblicazioni, il romanzo “Ucronia” (Delos Digital 2017), vincitore del Premio Odissea e del Premio Italia. Nel 2021 ha vinto il Premio Urania.

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