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Riccardo Muzi

Raffaela: Ciao Paolo. Stasera, ti andrebbe di andare al cinema?

Paolo: si, dai. Cosa vediamo?

R: Un bel film di fantascienza!

P: uffa, lo sai che non gradisco il genere. Io preferisco il cinema realistico, quello che parla di noi, della nostra società, delle nostre problematiche, quello della denuncia sociale.

R: Guarda che anche il cinema sci-fi è in grado di affrontare certe tematiche.

P: non credo che narrative basate su viaggi interstellari, spade laser, robot, androidi e alieni, possano accennare al presente e suscitare profonde riflessioni sociologiche.

R: ti smentisco subito: proprio con la “scusa” degli alieni, un certo Neill Blomkamp qualche anno fa è riuscito a trattare razzismo, segregazione e intolleranza.

P: dai, sii seria.

R: Serissima: sto parlando di un film del 2009 dal titolo “District 9”. NeilL Blomkamp è sudafricano e, ispirandosi a fatti realmente avvenuti nel suo paese, affronta il tema dell’apartheid traslandola nel terreno fantascientifico: gli extraterrestri arrivano a Johannesburg, probabilmente a causa di un’avaria al motore della loro astronave che staziona silente nei cieli della città sudafricana. A questo punto tutti si chiedono: cosa vorranno? Niente di che, hanno bisogno di aiuto. Portati a terra però, dopo un po’, iniziano i problemi perché la convivenza fra umani e alieni è molto travagliata e questi ultimi vengono deportati, dal governo sudafricano, in un campo profughi denominato appunto “District 9”.

District 9

P: interessante, ma a parte questo spunto, sicuramente apprezzabile, in un film di fantascienza non penso sia possibile fare approfondimenti e sviscerare un problema così complesso.

R: tutt’altro: la xenofobia viene osservata nei suoi vari e terribili aspetti: il ruolo amplificatore e inquinante dei media, il tentativo di sfruttare la tecnologia aliena da parte delle multinazionali (fanno gola soprattutto le armi avanzatissime), la criminalità organizzata che fa affari grazie alla condizione di emarginazione degli alieni che, nonostante rappresentino una civiltà più evoluta della nostra, vengono pure disprezzati (sono chiamati “gamberoni” per il loro aspetto simile ai crostacei).

P: Ah! Certo che un film che mescola fantascienza e aspetti così critici, avrà tenuto alla larga il grande pubblico.

R: Invece no. “District 9” è stato un successo e proprio per questo le major statunitensi non hanno aspettato molto per assoldare il bravo Blomkamp: nasce così “Elysium”.

P: un altro film di fantascienza sul razzismo? ma io dov’ero?

R: Stavi appresso solo al cosiddetto cinema drammatico. Comunque, “Elysium” affronta altre tematiche non da poco: immigrazione e giustizia sociale. Siamo nel 2154, la Terra è diventata un luogo inospitale e la società tutta è divisa in due caste: i ricchi che vivono beatamente su di una mastodontica stazione spaziale, con tutti i comfort, in orbita intorno alla Terra e i poveri, la maggioranza, abbandonati sul nostro pianeta ormai diventato un inferno invivibile.

R: vabbè, mi sembra proprio una visione semplicistica e riduttiva.

Elysium

R: in effetti, tenuto conto della produzione, la pellicola ricalca inevitabilmente i canoni narrativi del blockbuster e, per certi versi, rende superficiale il discorso intrapreso, anche con un bel carico di buonismo. Ma senti qua: il protagonista, come molti altri disperati, dalla Terra cerca di arrivare su Elysium ma c’è una serrata e rabbiosa lotta da parte dei governanti per bloccare questa immigrazione spaziale. Addirittura assistiamo ad una faida politica interna per inasprire le misure di contenimento del fenomeno. Secondo me ti ricorda qualcosa.

P: Beh, in pratica con le dovute proporzioni, mi sembra che non si allontani molto da quello che stiamo vivendo in questo periodo in merito alla gestione dei flussi migratori. E lì, come finisce la storia?

R: il finale è condito dal buonismo a cui accennavo prima, ma non aggiungo altro perché sono un’acerrima nemica dello spoiler.

P: Giusto. Prima regola dei cinefili: non spoilerare. Seconda regola: mai spoilerare, manco sotto tortura. Però, anche senza tortura, almeno dimmi se questo cineasta illuminato s’è limitato ad un paio di film o è andato avanti.

R: Non raccolgo il tuo intento sminuente e provocatorio e passo alla risposta: sì, è andato avanti e nel 2015 esce “Humandroid”.

Humandroid

P: e ti pareva che non arrivavano pure gli androidi…

R: amico mio, lo avrai capito anche tu che con l’intelligenza artificiale, d’ora in poi, ci dovremmo fare dei conti pesanti e “pensanti”.

P: Sì, diciamo che percepisco l’ingigantirsi della questione. E il tuo Blomkamp a tal proposito che dice?

R: fra le tante asperità che comporta la relazione con le IA, il nostro Neill, pone una domanda bella grossa: chi si occupa di istruire le IA?

P: i programmatori, gli sviluppatori e chi sennò?

R: si, certo ma che tipo di nozioni e valori trasmettono?

P: Aspetta. Mi stai dicendo che le IA potrebbero essere razziste?

R: se le dovesse assemblare un primatista bianco, non credo che si avrebbe scampo. Ma rimaniamo sul film evitando risposte affrettate e allarmistiche. Chappie, l’androide protagonista del film, viene costruito per fare il poliziotto, una tecnosbirro tipo Robocop (mamma mia, adesso che ci penso: un’altra pellicola con un’altra bella critica sociale di fondo). Insomma, per una serie di vicissitudini all’androide viene installata una super IA (in pratica diventa senziente) e, sottratto alla polizia, sarà “adottato” per loschi fini da una sorta di famiglia gangster.

P: e quindi il suo cervello sintetico si chiede: da che parte devo stare?

R: non solo, pensando autonomamente, il cyberneonato, se così possiamo definirlo, deve imparare a velocità supersonica come vanno le cose, districandosi tra i malsani dettami della sua famiglia adottiva e il mondo esterno che lo vede come una minaccia per l’umanità.

P: Un bel dilemma etico. Pesante!

R: Ma perché è tutto così pesante per voi del futuro? Avete problemi con la forza di gravità? Scusami, mi è scappata una citazione

P: perdonata. Ma io dico: caro regista sudafricano di successo, una volta che hai deciso di fare dei “film verità”, perché li contamini con la fantascienza?

R: e perché no? La fantascienza è un genere al pari di altri e in grado di sostenere anche le tematiche più scottanti. Nel caso di Blomkamp, poi, possiamo parlare di fantascienza sociale: sense of wonder, effetti speciali, azione e riflessione sociologica. E lui, nel bilanciare questi ingredienti, mi sembra davvero molto bravo. Certo, quelli di cui abbiamo accennato non sono tutti film riusciti al 100%. “District 9”, a mio avviso, è il migliore. Gli altri due, luci e ombre. Capisco che i film sci-fi possano essere percepiti solo come intrattenimento, e ultimamente effettivamente è così, ma ti garantisco che la fantascienza non fa altro che elaborare il presente in una forma futuristica, con speculazioni che, in alcuni casi, influiscono sulla nostra cultura e a volte si rivelano addirittura predittive.

P: …non è che mi hai convito pienamente.

La decima vittima

R: Non ti voglio convincere, ma adesso ti sgancio la bomba definitiva: anche uno dei più grandi registi italiani, forse il più grande, Elio Petri, ha girato un film di fantascienza mantenendo intatta la sua maestria nel firmare opere caratterizzate da una pervicace denuncia sociale. Ispirandosi ad un racconto di Robert Sheckley, Petri dipinge un futuro nel quale, per contenere l’aggressività umana e per diluire la noia borghese, si istituisce un gioco mondiale denominato “La grande caccia” nel quale i partecipanti hanno licenza di uccidere. Un mega elaboratore stabilisce vittima e carnefice e lo scontro viene seguito dai media. Petri, da grande cineasta quale era, aveva capito che la fantascienza dava delle solide opportunità per l’analisi sociale.

P: Caspita! Elio Petri… Allora, la fantascienza sociale non è un’invenzione di Blomkamp.

R: ma no, ha radici più lontane, diciamo che, rimanendo in ambito cinema, dobbiamo tornare almeno agli anni ‘70, con Petri anche ‘60.

P: Scusa, mi dici il titolo, per favore?

R: “La decima vittima”.

P: allora, abbiamo scelto il film!

R: Evvai!

Riccardo Muzi

Crediti dei film citati:

DISTRICT 9

Paesi di produzione: Stati Uniti d’America, Canada, Nuova Zelanda, Sudafrica; anno: 2009; durata: 112 minuti; regia: Neill Blomkamp; sceneggiatura: Neill Blomkamp e Terri Tatchell (moglie del regista, con il quale collabora anche per la sceneggiatura di Humandroid); produttore: Peter Jackson (regista noto per “Il signore degli anelli”, “Lo Hobbit”, “Amabili resti”, “King Kong”).

Cast: Sharlto Copley, Grey Bradnam, Nathalie Boltt.

ELYSIUM

Paese di produzione: Stati Uniti d’America; anno: 2013; durata: 109 minuti; regia e sceneggiatura: Neill Blomkamp.

Cast: Matt Damon, Jodie Foster, Alice Braga, Sharlto Copley, William Fichtner, Emma Tremblay, Diego Luna

HUMANDROID

Paesi di produzione: Stati Uniti d’America; anno: 2015; durata: 120 minuti; regia: Neill Blomkamp; sceneggiatura: Neill Blomkamp e Terri Tatchell; musiche: Hans Zimmer.

Cast: Dev Patel, Yolandi Visser, Watkin Tudor Jones, Hugh Jackman, Sigourney Weaver, Jose Pablo Cantillo

LA DECIMA VITTIMA

Paese di produzione: Italia, Francia; anno 1965; durata: 90 minuti; regia: Elio Petri; Soggetto: Robert Sheckley (dal racconto “The Seventh Victim”); sceneggiatura: Tonino Guerra, Giorgio Salvioni, Ennio Flaiano, Elio Petri; produttore: Carlo Ponti.

Cast: Marcello Mastroianni, Ursula Andress, Elsa Martinelli, Salvo Randone, Massimo Serato

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