Un viaggio di andata e ritorno nell’Utopia
Un romanzo breve della più famosa coppia d’autori della fantascienza italiana
Scaricalo qui: L’infinita leggerezza dei quanti, Delos Digital

Alzi la mano chi pensa che il nostro sia il migliore dei mondi possibili. Di certo non lo pensa Joseph Lovato, costretto dalla paranoica Giunta militare al governo a diventare soggetto di un esperimento dall’esito incerto: per provare l’utilità pratica delle ipotesi sulle particelle elementari, verrà “trasferito” istantaneamente come un oggetto quantistico tra due punti distanti. Qualcosa non funziona secondo le previsioni, Lovato si ritrova in una realtà parallela, agli antipodi rispetto al presente distopico da cui proviene. La società cui appartengono Mary, Peter e gli altri scienziati che entrano in contatto con lui, è una specie di anarchia democratica, decentrata in America settentrionale, decisamente orientata alla scienza, con un impatto antropico sostenibile per l’ambiente. Nella migliore tradizione della fantascienza sociologica, Carducci e Fambrini raccontano una società utopica che ha vinto contro il nemico peggiore: la natura umana. Tuttavia, l’utopia è circondata avversari agguerriti che preparano un’invasione, e Lovato sarà chiamato a contribuire, con la sua preparazione scientifica, a debellare la minaccia.

Distribuzione delle risorse, energia a buon mercato, civiltà post-industriale in questo romanzo breve della più famosa coppia d’autori del fantastico italiano.
Gli autori

Stefano Carducci è nato a Mestre nel 1955. Informatico di professione, critico e traduttore, ha pubblicato novelle e racconti. Insieme ad Alessandro Fambrini ha pubblicato il romanzo Ascensore per l’Ignoto con Mondadori. Fra i principali autori tradotti, Sturgeon, Vonnegut, Priest, Moorcock, Shepard, K.S. Robinson, Aldiss, Watson, Bishop. L’ultimo saggio è stato pubblicato sul n. 2 della rivista Anarres della Delos Books. Alessandro Fambrini, nato a Seravezza (Lucca) nel 1960, lavora presso l’Università di Trento. Si occupa di letteratura tedesca di Ottocento e Novecento; in particolare dei rapporti tra avanguardia e tradizione nel fin de siècle come lente d’ingrandimento per una definizione e una migliore comprensione della modernità. Ha pubblicato lavori tra gli altri su Kurd Laßwitz, Egon Friedell, Franz Kafka). Al fantastico e alla fantascienza ha dedicato e dedica un impegno non secondario come autore (racconti e romanzi su numerose pubblicazioni del settore, tra le quali Urania e Robot) e come critico (numerosi i suoi articoli e saggi pubblicati su Futuro EuropaRobotNova sf* e Anarres, che ha fondato insieme a Salvatore Proietti nel 2012).

Entrambi hanno partecipato in coppia all’antologia Assalto al sole con il racconto Nutopia.

L’incipit

“Scusi il ritardo”, disse l’uomo nell’anonima divisa grigia, accomodandosi sulla sedia di ferro. Aprì sul tavolo una cartella, non troppo spessa. Non aveva bisogno d’altro. La stanza appariva nuda con le sue pareti di cemento e il falso specchio, ma era imbottita di videocamere che registravano ogni centimetro quadro.
“Come si sente oggi, tenente Lovato?”, proseguì, fingendo di consultare alcuni fogli.
 “Dottor Lovato”, scattò l’uomo seduto di fronte a lui. Indossava una tuta bianca che gli stava larga; incurvato sulla sedia, i capelli lunghi gli scendevano sugli occhi. “Mi sentirei meglio se mi lasciaste uscire”.
 “Si renderà conto che dobbiamo terminare i controlli sanitari”. Il tono dell’uomo s’era fatto più freddo.
 “Non è necessario tenermi rinchiuso in una stanza”, insisté Lovato.
 “Questioni di sicurezza”, l’altro sollevò lo sguardo. “Non sia ingenuo. Lei è appena tornato da una missione militare che ha avuto un risultato non previsto. È prioritario comprendere che cosa non ha funzionato”.
 “Ha funzionato tutto alla perfezione”, disse Lovato, appoggiando la testa sulle braccia piegate sul tavolo.
 “Lei finge di non capire”, disse l’uomo questa volta con un tono intimidatorio. “Non abbiamo tempo da perdere. Si renderà conto, spero, che quanto ci ha raccontato costituisce una minaccia per tutti noi”.
Lovato si raddrizzò sulla sedia. Non disse nulla.
 “Anche il più piccolo dettaglio può risultare decisivo”, disse l’uomo, battendo con l’indice sul tavolo per sottolineare ogni parola.
Lovato continuò a restare in silenzio.
L’altro trasse un sospiro.
 “Daccapo”, ordinò.

Scaricalo qui: L’infinita leggerezza dei quanti, Delos Digital
Hanno detto / Reviews

Se lo scopo della distopia è mostrare come possono andar male le cose, nella speranza che si faccia qualcosa per evitarlo, lo scopo della sua sorella maggiore utopia – molto meno praticata, in effetti, ma primogenita di nascita – è quello di mostrare come le cose potrebbero andar meglio se si facesse qualcosa. Il solarpunk appartiene in una certa misura a entrambi i filoni, nel senso che tendenzialmente vuole incoraggiare a porre dei rimedi. Stefano Carducci e Alessandro Fambrini con L’infinita leggerezza dei quanti, secondo volume nella serie solarpunk Atlantis curata da Franco Ricciardiello, approcciano il genere nel modo classico in  cui si approccia l’utopia: prendendo il protagonista e scaraventandolo in un mondo alternativo dove le cose vanno bene.

da Fantascienza.com

L’infinita leggerezza dei quanti […] si situa idealmente all’estremo opposto della narrativa futuribile, perché pur prendendo le mosse da un’orribile America dominata da un blocco militare-industriale, racconta un viaggio di andata e ritorno verso una magnifica utopia solare.

Franco Ricciardiello, Ai margini del caos

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