Per il secondo anno di vita di Solarpunk Italia, il 2022, il nostro sito si è presentato con due immagini donateci dal Commando Jugendstil.

Abbiamo già intervistato questa collettiva di artisti, rappresentati da Guglielmo Miccolupi e Laura CZ Dominguez, a maggio 2021, dopo pochi mesi dall’apertura del sito. Possiamo dire con una certa fierezza di aver “riscoperto” questo gruppo di artisti, attiv* prevalentemente in inglese sul fronte letterario, a beneficio del pubblico italiano.

Loro racconti sono usciti per la collana solarpunk “Atlantis” di Delos Digital, curata da Franco Ricciardiello, e per l’antologia “Oltre la soglia”, Watson editore, curata da Giulia Abbate. Questi testi sono il loro esordio in lingua italiana.

Nell’intervista di oggi ci siamo concentrat* sul loro lavoro nelle arti figurative. Buona lettura e buona visione.


Giulia Abbate – Quando avete iniziato la vostra attività di artist* figurativ*?

Guglielmo Miccolupi: il Commando Jugendstil è sempre stato caratterizzato da un elemento artistico – l’idea che ha generato il gruppo ha preso forma dalla mia matita, durante il lavoro che stavo facendo per la tesi di Laurea Specialistica. All’inizio il Commando era un progetto di comunicazione e viveva tra le pagine di una sceneggiatura e i disegni di un corto d’animazione. Le prime opere artistiche, concepite come se fossero state realizzate dai membri del Commando, risalgono proprio al video animato. Da quell’esperimento le cose si sono evolute, realtà e fiction si sono incontrate a metà strada, abbiamo conosciuto il solarpunk e la nostra produzione artistica ha raggiunto anche altri media, come il web, la carta stampata, e le pareti.

L’immagine in HOME del nostro sito, per il 2022

GA – Vostre opere sono su riviste e siti online, come il nostro, ma anche sui muri: ci parlate delle diverse articolazioni del vostro lavoro? Ce n’è una che preferite in particolare?

GM: penso che il carattere un po’ eclettico del nostro lavoro sia dovuto al fatto che stiamo continuamente cercando di tradurre la filosofia solarpunk nella realtà che ci circonda e quindi prende diverse forme, si adatta a questa o quella necessità a seconda del progetto specifico a cui stiamo lavorando, ad esempio il media che viene usato nella specifica occasione. Abbiamo un metodo, spesso vogliamo raccontare una storia, far passare un messaggio e la forma che questo messaggio assume può essere sempre diversa, ma la struttura e i processi con cui di volta in volta generiamo questi messaggi sono sempre gli stessi.

Poi è anche un po’ una situazione che mi capita di vivere come artista nel mio lavoro in genere (e penso – o forse spero – che tanti artisti possano rivedersi in questo).

Personalmente mi sto divertendo moltissimo a dipingere murales di comunità e spero che sia qualcosa che potremo fare ancora per tanto, tanto tempo, anche se dal punto di vista fisico richiedono tantissime energie. Il mio media preferito però resta comunque il fumetto: se riusciamo a trovare il tempo, un giorno non lontano potremo finalmente completare la nostra graphic novel solarpunk.

“Ecologia politica”. altra immagine nella home del nostro sito per il 2022

GA – Diverse volte abbiamo parlato insieme del potenziale trasformativo della parola scritta. Pensate valga qualcosa di simile per le opere figurative? C’è un aspetto “politico” in questo, e come lo vivete?

GM: certamente sì! Le immagini possono essere potentissime e trasformare qualcuno a livello personale, ma anche toccare un gruppo di persone a livello collettivo. Mi viene in mente il lavoro del celebre pittore (o affichiste) bretone Alain Le Quernec o tutta la produzione legata al Détournement, per non parlare della guerrilla communication – tutti esempi che hanno una forte componente politica, ma non solo nel senso di puntare il dito verso una parte piuttosto che un’altra dello schieramento, quanto piuttosto nel parlare e far riflettere di temi che ci toccano a livello quotidiano, che ci riguardano in quanto esseri umani.

C’è forse da dire che l’immagine ha il limite, o la forza, di essere ovviamente connotata in modo visivo, quindi c’è una componente di stile che può andare a genio o meno con chi guarda, mentre forse questa connotazione non è così percepibile nella parola scritta, che può permettersi di esprimere un concetto, una sequenza di avvenimenti o perfino una descrizione lasciando però spazio all’immaginazione del lettore, che riempie i buchi con la sua mente. Se da questo punto di vista la parola è più “liquida” perché può più facilmente adattarsi alla forma del pensiero di chi legge, forse l’immagine paga un po’ il suo essere meno flessibile, più “solida”.

Colpo di una notte di mezza estate” è l’esordio del Commando in italiano

Laura Dominguez: secondo me la parte più politica dell’arte solarpunk come la pratichiamo va oltre il contenuto della nostra produzione, anche se questo è comunque importantissimo. Il fatto di coinvolgere la comunità è estremamente politico, così come quello di fare arte nelle strade e sui muri, di ri-avvicinarla alla gente che di solito è abituata a pensare che stia nei musei.

Ci piace che le persone guardino i luoghi da cui passano in modo diverso per via dei nostri murali, che magari li vedano in modo più positivo, ne siano un pochino più orgogliosi e ne abbiano un pochino più cura, uscendo per un po’ dalla spirale di cinismo e apatia in cui ci spinge il pensiero egemonico.

Chissà mai che a qualcun altro non possa venire in mente che ci può essere qualcosa in più nella vita oltre lavorare, consumare e poi morire.

Per citare il nostro antenato spirituale William Morris, vogliamo fare arte per la gente, con la gente.

Ci sono, ovviamente, quelli che pensano che sia uno spreco fare questo tipo di lavori “per i tossici e i barboni” per citare più o meno testualmente un anonimo critico al nostro ultimo murale, ma noi ci poniamo in aperto contrasto con questa idea elitista. I nostri murali sono un regalo per la comunità. Non ci sono barriere d’ingresso, non bisogna “meritarselo”, e in un sistema in cui tutto è aggressivamente monetizzato, questo è radicale in sé.

GA – Come lavorate, nella pratica? Disegnate insieme? Usate programmi di grafica? Portateci per un attimo dietro le quinte, nella vostra “bottega artigiana”.

GM: generalmente cominciamo con buttare fuori idee riguardo ad uno specifico tema o progetto. Può succedere seduti intorno ad un tavolo, con una tazza di tè o di caffè davanti, ma anche durante una passeggiata, ad esempio. Durante il passo successivo ci sono io che mi incurvo sulla scrivania e realizzo qualche schizzo e questo succede solitamente usando Photoshop sulla mia tavoletta grafica Wacom Cintiq. I programmi possono cambiare a seconda del progetto specifico: a volte parto da uno schizzo in 3D, realizzando un modello più o meno abbozzato, altre volte da forme più grafiche, come un logo ad esempio. Da questo punto in poi è un processo di raffinazione: può succedere che gli schizzi facciano spuntare qualche idea nuova, cosa che re-innesca la discussione, ma poi si procede per tappe successive per arrivare al disegno finito. Il colore è un aspetto delicato, almeno per me, per cui cerco sempre di riservare del tempo per costruirmi degli studi di colorazione, a volte studiati a tavolino (nel caso, ad esempio, che sia prevista una palette di colori precisa), a volte realizzati di getto. Questi studi li faccio in un formato più piccolo rispetto alla composizione finale, così da potermi concentrare sul farne più versioni senza perdermi nei dettagli. Quando è possibile, cerco di mostrare ogni passaggio al committente, in modo da far crescere insieme l’opera finita.

Un racconto del Commando è anche in “Oltre la soglia. Racconti fantastici e speculativi su buon vicinato e prossimità”

LD: lavorare nei caffè o parlare di solarpunk mentre si cammina nella natura è uno dei piaceri della vita. La nostra ispirazione spesso viene dalla natura e dalla storia locale del sito dove dobbiamo inserire il nostro murale, quindi lavorare camminando ed esplorando la zona è un metodo di lavoro molto efficace.

Il contributo di storici locali e semplici passanti con un vissuto locale è stato fondamentale per vari dei nostri progetti, facilitandoci il processo di ricerca e permettendoci di fare riferimento alla storia dei luoghi e riportarla all’attenzione delle comunità, aiutandole a ri-radicarsi nel territorio e combattere l’omogeneizzazione e la gentrificazione.

Guglielmo e Laura. Grazie!
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