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FRANCESCO VERSO (Bologna, 1973), scrittore due volte premio Urania, ha pubblicato: Antidoti umanie-Doll (premio Urania 2009), Livido (premio Odissea e premio Italia 2014) pubblicato negli Stati Uniti da Apex Books e in Cina da Bofeng Culture e Bloodbusters (co-vincitore premio Urania 2014) in uscita nel 2020 nel Regno Unito per Luna Press e in Cina per Bofeng Culture. Il suo ultimo romanzo I camminatori, pubblicato su Future Fiction, è composto da due volumi, I Pulldogs e No/Mad/Land. Suoi racconti sono apparsi su riviste italiane, spagnole, americane e cinesi, come Robot, iComics, International Speculative Fiction #5, MAMUT, Chicago Quarterly Review #20, Future Affairs Administration, Worlds Without Borders. Dal 2014 lavora come editor del progetto multiculturale Future Fiction. Vive a Roma con la moglie Elena e la figlia Sofia.

biografia da Fantascienza.com

Ciao Francesco, benvenuto su Solarpunk Italia. Mi auguro tu possa rispondere alla prima domanda che in realtà è una mia curiosità: ho l’impressione che nel 2008 hai chiuso un ciclo e nel 2014 ne hai aperto un altro. Sbaglio? Tra quelle due date cosa è successo?

Innanzitutto grazie per l’invito e per l’ospitalità. Mi fa molto piacere poter contribuire a questo format che spero abbia successo e possa portare le idee del solarpunk in Italia.

Per rispondere, in effetti è successo molto in quegli anni. Lavoravo all’IBM ma poi si è chiuso il mio rapporto con la cessione di un ramo d’azienda. Per cui in quel momento ho dovuto decidere se continuare a lavorare nel settore dell’IT oppure cambiare vita. Di fatto ho cambiato vita perché è nata mia figlia Sofia e ho deciso di fare il corso di redattore a Oblique. Nel 2009 ho vinto il primo premio Urania e ho continuato per questa strada, anche con molta difficoltà, senza alcuna certezza. Ho svolto alcuni stage come redattore per Dino Audino, poi ho lavorato per un po’ in Kipple. Nel 2013, anche un po’ prima, mi è venuta l’idea di Future Fiction che ho proposto a un piccolo editore romano che si chiama Mincione Edizioni. Per un paio d’anni abbiamo collaborato, poi il progetto ha preso una strada indipendente. È diventato un po’ più complesso da gestire e quindi insieme al mio socio Francesco Mantovani, a mia moglie e altri due o tre pazzi che si sono uniti in questa avventura abbiamo aperto l’associazione culturale Future Fiction.

Qual è il risultato più eclatante di sei anni di vita di Future Fiction, magari inaspettato?

Riguarda quello che è successo dopo la pubblicazione di “Nebula” cioè aver portato la fantascienza cinese in traduzione direttamente dal cinese e in doppia lingua.

Benché fossero uscite un paio di antologie di fantascienza cinese per Urania: “L’onda futura” e “Shi Kong”, c’è stato uno iato di molti anni per cui la fantascienza cinese era scomparsa completamente. L’abbiamo riportata in Italia e questo ha un po’ creato un’attenzione e una curiosità che molte lettrici e lettori hanno apprezzato. Così sono stato in Cina sei volte negli ultimi tre anni, a costruire un percorso incredibile. Cinque antologie di Future Fiction verranno pubblicate in Cina tra questo e il prossimo romanzo e due miei romanzi, Livido e Bloodbuster, sono in uscita quest’anno per un editore cinese di Pechino.

Tra l’altro le cose sono diventate talmente incredibili e fantascientifiche che mi hanno fatto presidente onorario del Fishing Fortress Science Fiction Center di Chongqing in cui gestirò un workshop di fantascienza che si chiama “Future Fiction workshop” e durerà un mese. L’obiettivo è di formare una generazione di nuovi scrittori e poi tradurre i testi dal cinese all’italiano e all’inglese. Infatti stanno aprendo un grande centro per lo sviluppo della fantascienza.

Inoltre l’antologia del Solarpunk che ho pubblicato nel 2020 uscirà  durante il 2021 in Cina perciò questo è sicuramente un risultato incredibile e inatteso, al di là di qualsiasi previsione che avrei potuto avere sei o sette anni fa.

Parlaci in breve delle novità dell’associazione per il 2021.

Nonostante le difficoltà oggettive nel portare avanti le uscite e anche riuscire a promuoverle in modalità normale, seppure di normale c’è ben poco in questi dieci mesi, abbiamo comunque alcune novità estremamente interessanti. Il piano editoriale prevede cose mai viste in Italia! In gennaio abbiamo un’autrice cinese giovanissima che si chiama Mu Ming, di grandissime prospettive, con una raccolta di racconti in doppia lingua, cinese-italiano. Secondo me piacerà molto perché i racconti sono di altissimo livello. Poi a febbraio uscirà la prima antologia di fantascienza greca mai pubblicata in Italia. La fantascienza greca ha un ottimo parco autrici e autori, in questo momento, e tra l’altro è un caso straordinario anche questo. Appena abbiamo annunciato la coedizione dell’antologia, in italiano per Future Fiction e in inglese per Luna Press, siamo stati contatti da un agente giapponese che ha fatto un’offerta per pubblicare il libro anche in giapponese.

Mi fa piacere poter annunciare qui in antemprima che in aprile faremo la seconda antologia sul solarpunk che avrà come sottotitolo “Dalla disperazione alla strategia” e abbiamo raccolto di nuovo circa tredici/quattordici storie da tutto il mondo, come sempre nella nostra visione multiculturale, e in traduzione da almeno tre quattro lingue. Dovrebbe esserci un racconto dal Brasile, credo un racconto dalla Cecoslovacchia, dal Canada, Insomma cerchiamo di dare sempre una visione globale del movimento del solarpunk che ovviamente ha una sua connotazione internazionale. Infatti mi piace sempre dare voce e rappresentare quanti più futuri possibili. Inoltre, parlando sempre di futuri, a maggio faremo uscire la prima antologia di fantascienza africana mai pubblicata in Italia. Anche in questo caso è stato un lavoro di alcuni anni per selezionare i racconti ed è un lavoro ben corposo perché sono più di diciassette/diciotto storie che porteremo in Italia per la prima volta. Negli ultimi quattro/cinque anni, sia il fenomeno dell’afrofuturismo negli Stati Uniti, sia la fantascienza africana nel continente africano stanno ricevendo più visibilità e sta crescendo un’intera generazione di scrittrici e di scrittori. Quindi mi sembrava importante tradurli in italiano.

Finisco con giugno/luglio, in cui si spera di fare la Eurocon a Fiuggi. Per quell’occasione ho pensato di pubblicare il volume “European Science Fiction 1” in cui ho raccolto quindici storie da tanti paesi europei. La pubblicheremo in inglese insieme al secondo volume di “World Science Fiction” anche questo in inglese.

Sul sito di Future Fiction è dichiarato: è molto difficile che Future Fiction pubblichi storie di fantascienza militare, space opera, viaggi nel tempo, incontro con gli alieni, esplorazioni e colonizzazioni spaziali, mondi paralleli, urban fantasy, planetary romance, realismo magico o superomismo. Cosa ti hanno fatto di male gli alieni? Scherzi a parte, ci spieghi il motivo di questa scelta così precisa?

La spiegazione è un pochino tecnica. Comunque ci tengo a dire che non è impossibile ma è molto difficile perché questi temi, secondo me, hanno un basso indice di sense of wonder. Per sense of wonder intendo la capacità che un’idea susciti meraviglia e susciti quella sensazione di sbalordimento, di novità, di entusiasmo di fronte a un’innovazione o una trovata letteraria. Per cui queste categorie, in questo momento, sono state già utilizzate fino appunto alla noia. Per cui è molto difficile che queste storie, con questi temi possano produrre quello che è il motore propulsivo e la spinta fondamentale della fantascienza. Non ho detto che sia impossibile ma molto difficile poter scrivere qualcosa di originale in questi temi.

Poi c’è un altro motivo che è più legato alla plausibilità. Tendenzialmente vorrei leggere delle storie che sono in grado di traguardare i prossimi cinquanta o cento anni perché ritengo, anche alla base della mia esperienza di scrittore, che più si sposta l’orizzonte narrativo nel futuro, più diventa difficile scriverne con accuratezza le sembianze. Si può fare ma tende a sfociare nell’allegoria, nella metafora, nella trasposizione simbolica . Pensiamo semplicemente al linguaggio. Quanto è strano leggere un libro che descrive le vicende del tremila e parla la lingua di oggi. Ecco, noi pensiamo a com’era la lingua duemila anni fa, come si parlava. Solo per fare questo esempio, è difficile riuscire a costruire un mondo credibile, plausibile spostando così tanto l’orizzonte temporale. Si può fare, le storie comunque continuano ad avere una loro valenza e importanza ma diventano metaforiche. Personalmente ho fatto questa scelta che nulla ha a che fare con la bontà o meno di un testo. Certo può essere meraviglioso, un fantasy o fantascito può essere di altissimo livello con una lingua abche meravigliosa però non è quel tipo di storie che su Future Fiction io tendo a pubblicare.

Mi sembra di aver compreso che la Cina stia investendo nella formazione di scrittori di SF. La situazione è eclatante per  l’Italia ma forse ci si rende conto che è il solito settore di nicchia poiché la formazione riguarda la letteratura in generale. Ci vuoi spiegare com’è la situazione e qual è il vero motivo di tale investimento? Siamo di fronte a un afflato filantropico?

Filantropico non direi anche se può essere considerato un aspetto di supporto, di sviluppo. Cerco di spiegare meglio. Di fatto la Cina sta portando avanti un discorso di sviluppo pragmatico del paese. Di sviluppo culturale, industriale, economico, sociale, ambientale. Il paese sta vivendo un periodo incredibile. Uno degli strumenti che loro hanno individuato per creare futuro, e generare scenari, è l’immaginazione. Stanno mettendo insieme, mattone dopo mattone, a partire dai licei fino all’università, per arrivare ai centri di ricerca, alle aziende, e perfino la politica, una serie di iniziative che incentivano e stimolano l’innovazione e l’uso della creatività come strumento per padroneggiare gli scenari futuri. Poiché la fantascienza abita nel futuro hanno individuato questo genere come possibile traino, un possibile elemento di conoscenza e di apprendimento ma anche di insegnamento. Per esempio un miliardo e mezzo di persone utilizzano tecnologie molto all’avanguardia. Se pensiamo a quello che è successo con la pandemia, la possibilità di tracciare il virus, in Cina è stato molto più semplice perché tutti sono estremamente pronti a utilizzare un’app, a far sì che il telefonino diventi anche uno strumento di protezione personale contro il virus. Ho visto e continuo a vedere questi scenari. Ovviamente c’è sempre un aspetto inquietante, nessuno si nasconde dietro un dito. Oggi si è tracciati per un virus e domani si è tracciati per qualche altro motivo.

Però c’e un’interesse, una passione, un entusiasmo per la fantascienza che non ha pari nel mondo. Soprattutto per un altro motivo fondamentale il pubblico, il fandom cinese è costituito per la maggior parte da donne che hanno dai diciassette ai trentacinque anni, quindi in una prospettiva futura è un pubblico attivo che leggerà per venti/trent’anni. Perciò è una prospettiva interessante da cavalcare, da esplorare, da promuovere.

Un’altra curiosità: perché hai deciso di trovare sbocchi editoriali con mercati esteri e meno con l’Italia?

Innanzitutto io lavoro con il mercato italiano. Non so se ti riferisci agli autori oppure alle vendite. Future Fiction nasce per un motivo semplice: andando in libreria, nello scaffale della fantascienza, trovavo sempre lo stesso libro, scritto da un certo tipo di autore: bianco, tradizionalmente americano o inglese, e molto spesso morto da trenta o quarantanni. Se tu guardi lo scaffale non c’è una grande varietà. Allora mi sono chiesto cos’è successo al resto del mondo. Possibile che il futuro venga raccontato solo da un punto di vista, da una religione, da un’economia, da un unico sesso? È possibile? Ovviamente ci sono scrittrici ma provengono principalmente dall’inglese, come lingua. Allora sono andato a cercare tutte le autrici e gli autori che sono nati in paesi diversi dagli Stati Uniti e dall’Inghilterra. Però posso dire che noi abbiamo pubblicato autrici italiane, autori italiani. Abbiamo un catalogo di oltre centocinquanta storie abbiamo tradotto da dieci lingue e da più di venticinque paesi. Future Fiction nasce con questa vocazione internazionale anche se siamo in Italia e pubblichiamo in italiano anche se, negli ultimi due anni, abbiamo cominciato a pubblicare in inglese qualche libro e affacciandoci al mercato internazionale, grazie ad Amazon che consente la vendita dei libri su tutti gli store online. Abbiamo un progetto che nasce in Italia ma facilmente esportabile all’estero. Ci tengo a dire che abbiamo rapporti con l’editoria cinese e il solarpunk che uscirà in Cina, uscirà anche in Brasile con Plutao Livros. Ci tengo a dire che l’idea è quella di costruire un network di piccole case editrici, un network di editor che cambino un po’ le storie in ambito internazionale senza dover passare per forza dalla lingua inglese o senza essere attratti dal mercato anglofono.

Cosa ne pensi dell’interesse che sta nascendo intorno al genere solarpunk, in Italia?

Sono stracontento. Quando ho pubblicato “I camminatori”, ormai tre anni fa, nessuno in Italia e pochissimi nel mondo, avevano mai sentito parlare del solarpunk e oggi invece, sono contento di dire che ci sono alcune antologie, “Assalto al sole”, pubblicato da Delos, ci sono dei siti di riferimento, Solarpunk.net o, appunto, Solarpunk Italia, una rete internazionale di blogger interessati al genere, ci sono panel sull’argomento in varie conferenze. Io stesso ne ho organizzata una a settembre per la FuturCon e ho partecipato anche a una conferenza australiana sul cyberpunk dove c’è stata una conferenza sul solarpunk. Sempre più autrici, autori si cimentano in questo genere di fantascienza per cui sonno abbastanza ottimista soprattutto perché la narrazione distopica e quella del post-cyberpunk possano trovare anche un’alternativa, in modo da proporre anche qualcosa di diverso dalla classica visione mainstream della realtà. Si tratta di allargare la proposta, di allargare l’offerta. Accanto al cyberpunk mi sembra giusto e doveroso possa esserci anche il solarpunk.

Giusto, perché poi il lettore si stufa a leggere sempre le solite cose.

O almeno, non è che si stufa ma può scegliere. Anche come autore può uscire dalla propria confort-zone, può scegliere di percorrere nuove strade, nuovi personaggi, raccontare qualcosa di diverso. Tutti possono beneficiare della diversità: la biodiversità letteraria, la biodiversità narrativa. Credo che cambiare, anche se non è che si deve cambiare per forza, quando c’è qualcosa di così interessante e fertile come la prospettiva del solarpunk, sia anche doveroso.

L’ultima domanda riguarda sia lo scrittore/editor sia l’uomo Francesco Verso: credi che il solarpunk, mediante le visioni e le proposte narrate, possa contribuire al dibattito ambientale o, almeno, possa suscitare l’interesse verso le tematiche urgenti della sopravvivenza planetaria?

Sì, credo che possa fare molto, soprattutto perché il dibattito ambientale negli ultimi cinquant’anni, non ha avuto questi grandissimi successi. Credo non si possa più prescindere da un dibattito economico e da un dibattito politico. È lì che si gioca la partita dei prossimi cinquanta o cento anni. Credo che lo sviluppo economico proposto dal capitalismo abbia da una parte arricchito milioni di persone in occidente, inutile negarlo, dall’altra però ha impoverito miliardi di persone nel resto del mondo. Soprattutto ha esternalizzato i costi del proprio “progresso” a discapito del capitale naturale. Alla velocità a cui sta andando il capitalismo “predatorio”, lasciami passare il termine, non è più sostenibile. Non dobbiamo illuderci che il progresso, così come l’abbiamo concepito, possa andare avanti e soprattutto possa essere esportato. Non dimentichiamo che se due paesi come l’India e la Cina avessero lo stesso tenore di vita che abbiamo noi in occidente, ecco il pianeta sarebbe al collasso. Dobbiamo assolutamente far sì che loro non abbiamo lo stesso tipo di sviluppo che abbiamo avuto noi. Per questo sto spingendo, nel mio piccolo in una maniera assolutamente irrisoria, nel portare la mia idea del solarpunk, un altro tipo di sviluppo, un altro tipo di economia in Cina e spero un giorno, chissà ci possa essere una sostituzione di questo sistema economico. Qualcosa che sia, nel lungo periodo, più sostenibile. Altrimenti ci troveremo a fronteggiare delle guerre. Se non faremo nulla ci sarà la guerra per l’acqua, per la terra, la guerra per la stessa sopravvivenza. In alcune aree del pianeta è già in atto. Per cui se la narrazione può aiutare a migliorare la consapevolezza, ad aprire gli occhi, cerco di fare la mia parte. Non basta, non è sufficiente, però il solarpunk non ha soltanto una connotazione letteraria ma è anche un movimento di tipo economico, di tipo politico, di tipo comunitario, aggregativo, legato all’agricoltura, all’architettura, al modo in cui produciamo e ricicliamo le merci, credo che possa essere tenuto in considerazione da più persone possibili.

Grazie Francesco per l’attenzione e il tempo che ci hai dedicato.

Grazie a voi.

Per approfondire:

La voce Francesco Verso su Wikipedia

Dieci domande a Francesco Verso su B-Sides magazine

L’antologia Solarpunk / Come ho imparato a amare il futuro

L’antologia di Future Fiction dedicata alla fantascienza cinese

Il discorso di Francesco Verso all’Inter-World View Conference di Hangzhou, Cina, con sottotitoli in inglese e cinese.

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