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Recensione di Silvia Treves

Elvia Wilk
Oval
Zona 42, pp. 347, euro 16,90 stampa, euro 7,99 ebook
Trad. Chiara Reali

Oval è un romanzo d’esordio molto apprezzato, tanto che i recensori hanno azzardato confronti con J.G. Ballard, W. Gibson e J. VanderMeer. L’opera di Wilk, però, è un testo che si colloca nel filone solarpunk e offre temi personali e senza debiti con grandi nomi della fantascienza.

La vicenda è narrata dal punto di vista di Anja, biologa non ancora trentenne e figlia di genitori ricchi e poco presenti, che vive a Berlino in un futuro poco lontano.
Anja e il compagno Louis abitano sulla Berg, una montagna artificiale costruita sul terreno di un antico aeroporto. L’insediamento costituisce il più avanzato progetto di sostenibilità della città: gli inquilini vivono a impatto zero, seguendo regole estremamente precise, se riusciranno a rispettarle dimostreranno la fattibilità del progetto e la possibilità di estenderlo ad altri quartieri.
Ben presto però, la Berg comincia a mostrare inspiegabili malfunzionamenti…
Il progetto pilota è gestito dalla Finster, una grande azienda polifunzionale che si occupa anche di rendere sempre più sostenibili (e quindi con affitti sempre più cari) gli stabili di alcuni quartieri storici di Berlino. Le attività della Finster sono molteplici: un altro dei suoi settori è la Randi, acronimo di Ricerca Avanzata sulla Natura, Dipartimento Indefinito, nel quale Anja lavora come ricercatrice.
Apolitica, concentrata soprattutto sui rapporti con amici e colleghi e sulla propria relazione sentimentale in crisi, Anja si accorge troppo tardi di quanto la Finster sia entrata sempre più nella sua vita: ha sostituito il suo status di ricercatrice con uno molto meno garantito di consulente, ha comprato l’organizzazione Non profit dove Louis lavora come consulente artistico e, nella sua opera di gentrificazione “sostenibile”, costringe i loro migliori amici a trasferirsi altrove.
Geniale e sfuggente, Louis si interroga con lucidità sulle ingiustizie sociali che lo circondano ed elabora una risposta inquietante: la creazione di Oval, una droga che provoca negli umani l’impulso coatto a regalare parte dei propri beni al prossimo, inducendo una generosità fasulla che diventerebbe in seguito un riflesso automatico. Inutile dire che le cose non saranno così semplici.

I due temi forti del romanzo – la vicenda personale di Anja e uno studio attento e pungente del legame sempre più stretto tra ambiente artistico-culturale e i giganti della comunicazione e della tecnologia – sono strettamente intrecciati e prendono spunto da avvenimenti realmente accaduti a Berlino negli ultimi anni. Nel prossimo futuro, ipotizza Wilk, il peso di realtà economiche ad ampio spettro come la Finster sarà ancora maggiore di oggi e sempre più collegato, in un gioco di specchi, con forme di espressione come l’arte che paiono più personali e meno condizionabili.
Oval non è esente da difetti. La scelta di narrare la vicenda esclusivamente dal punto di vista di Anja priva chi legge di molti riferimenti esterni che emergono solo nella parte finale: nemmeno i due personaggi più lucidi e disincantati, l’amica Laura e il collega Michael, bastano a guidarci fra le tante sfumature della società futura. Le ultime cento pagine sono in crescendo ma Anja assiste agli sviluppi finali da lontano o li apprende dagli amici, privandoci di un’esperienza più immersiva.

Oval ha il grande merito di interrogarci su temi oggi imprescindibili come la responsabilità individuale verso la collettività e la necessità di attuare da subito la sostenibilità ambientale per evitare il disastro climatico e la predazione del pianeta. Ma la sostenibilità, ammonisce Wilk, rappresenta un gran bel boccone in un mercato globale capitalista, quindi dobbiamo prepararci a realizzarla nella maniera più democratica e trasparente, controllandola dal basso invece di delegarla a multinazionali opache e assetate di denaro, potere e controllo.

Silvia Treves

Elvia Wilk, foto di Clemens Jahn
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