Futuro mangia futuro, in un’epoca degna degli antichi dei

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XXIII secolo. A causa dell’inquinamento e dello sfruttamento indiscriminato delle risorse del pianeta, la quantità di ossigeno nell’aria si è ridotta dal 21 al 7%. A Milano, che adesso sorge sulle rive del Golfo Padano a causa dell’innalzamento del livello dei mari, l’imprenditore Sergio Xanator coltiva nei propri stabilimenti polmoni modificati per le nuove necessità metaboliche. È un uomo di successo e di grandi mezzi, però i rovesci di fortuna si annidano nella sua stessa famiglia, nella ribellione dei due figli che si allontanano di casa e svaniscono nel nulla. Gli anni trascorrono, i governi adottano drastiche misure per ripristinare l’atmosfera originale, che rendono superflui i rimedi di Xanator. L’uomo, sul viale del tramonto, deve affrontare la dissoluzione del suo impero economico, le azioni terroristiche di un’organizzazione integralista e la ricerca dei figli scomparsi, con la possibilità che la minaccia peggiore provenga da una direzione molto vicina a lui.

Catastrofe climatica, medicina, etica, cambiamenti di mentalità in un racconto di Alessandro Montoro
L’autore

Alessandro Montoro è nato a Velletri nel 1990 e vive a Roma con la compagna. Lavora come consulente per una grande multinazionale di IT. Ha studiato presso l’università La Sapienza di Roma, prendendo una laurea triennale in fisica e una magistrale in matematica. Possiede una licenza di Solfeggio ed è principalmente pianista. Ha esordito con Per un’abiura in meno nella collana Ucronica di Delos Digital a Ottobre 2021, proseguendo con Il gioco di Gilgamesh nella collana Fantasy Tales del medesimo editore. Ha rilasciato gratuitamente, insieme ad alcuni amici, un supplemento di gioco scritto interamente in inglese per un wargame OOP. Nel gennaio 2022 il racconto Partenogenesi esce in edicola con Mondadori nella collana Urania Collezione.


L’incipit

Le fattorie di organi della famiglia Xanator sono secche e marce. Abbandonate, dimenticate, così come l’era di ipossia della Terra.
Futuro mangia futuro, in un’epoca degna degli antichi dei.
Se hai ascoltato il racconto, registrato sul mio cellulare nel 2242, significa che la mia casa, una villa squadrata di calce in riva al mare, non esiste più. Sono rimasto solo. Questa è la confessione di un uomo che ha perso tutto, accecato dall’avarizia e dal dolore. Se hai udito questo audio significa che sono lontano, o addirittura morto. Sono stato un moderno Re Mida, dannato dalla sua stessa fortuna. Un parassita di un mondo in ginocchio che si è alzato rapidamente per schiacciarlo.

SERGIO XANATOR

Ero tornato da un’ispezione presso una delle serre in cui crescevano i migliori polmoni sul mercato, quelli realizzati dalla mia impresa. Tutto nella norma, il raccolto non era mai stato così buono. Ogni operaio doveva aver ricevuto degli organi nuovi per non spendere in inutili impianti di areazione pressurizzati.
Economia: un soldo risparmiato è un soldo guadagnato!
Ero arrivato con cinque minuti di anticipo e avevo preso posto al tavolo delle trattative di quella specie di bunker in riva al Golfo Padano, attendendo l’acquirente. L’aria puzzava di tabacco.
Eravamo lì a confabulare già da un quarto d’ora.
– Sono certo che non troverà mai un’offerta così buona – sussurrai alla cliente. – Può provare, anche nel Sud Italia. Non ce la farà.
Un colpo di tosse seguì la mia affermazione; di certo non mi stavo facendo una gran bella pubblicità. Il Governo Globale aveva inviato una delegata in quella sede d’incontro e ci eravamo organizzati per un affare ricchissimo. Per me, ovviamente.
– Vedo e apprezzo – rispose Egger. Eravamo a Milano, la capitale costiera resa tale dall’innalzamento del mare avvenuto più di duecento anni prima. Roma era sott’acqua da più di un secolo. – Caratteristiche eccellenti. Anche Bologna è stata rifornita da lei, a giudicare dai rapporti.
– Assolutamente. Un milione di clienti soddisfatti e liberi da mascherine e bombolette.
La stanza era illuminata da un chiarore dorato, proveniente da alcune lampade dall’aspetto organico appese al soffitto. Il tavolo era una lastra d’ardesia decorata da piastrelle metalliche, che la rendevano simile a una scacchiera surreale. C’erano alcune guardie ai lati, i mitra a tracolla carichi e con la sicura. Erano pronti a qualunque evenienza.

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