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Gli autori e le autrici parlano del loro racconto presente nell’antologia “Assalto al Sole”

La semina è il racconto più breve di questa raccolta; la drammatizzazione è limitata, il testo è costruito intorno a un’idea affascinante […]. Il particolare punto di vista, quello di un adolescente, e la lunghezza contenuta determinano un’atmosfera ottimista che si discosta dalla media degli altri racconti, in un senso positivo: il momento giusto per speculare sulle implicazioni di una tecnologia futuribile è quando questa è ancora “giovane”, quando si trova ancora in uno stato di possibilità, all’inizio di quel “giardino dei sentieri che si biforcano” che è la letteratura d’anticipazione.

Franco Ricciardiello, Introduzione a “Assalto al sole“, Delos Digital

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Un racconto, un minuto: Serena M. Barbacetto, “La semina”

In La semina di Serena M. Barbacetto viene descritto un altro interessante aspetto della narrativa Solarpunk: il riutilizzo delle cose che utilizziamo nella vita quotidiana, dai semplici utensili a veri e propri strumenti tecnologici, ma anche come la tecnologia può essere usata per creare un mondo sostenibile. Il giovane protagonista della storia, infatti, è bravo nell’aggiustare le cose che si rompono, perché una società ecosostenibile deve necessariamente fondarsi sul riutilizzare gli oggetti, di non creare quasi ossessivamente rifiuti tecnologici quando le cose possono essere riparate. Ma il sogno del protagonista è quello di creare una biocasa, un’abitazione che è in perfetta sintonia con la natura.

Carmine Treanni, Delos Science Fiction n. 220

Nel racconto La semina di Serena M. Barbacetto, le case sono “bioedifici”, accoglienti strutture vegetali generate da semi che una volta piantati offrono lo spettacolo unico di “veder crescere una casa intera”. Der Forst, la foresta di biocase vicino a Monaco, ricorda le intuizioni bio-ingegneristiche del romanzo Oval di Elvia Wilk. Come framework narrativo il solarpunk cerca il non facile equilibrio tra le suggestioni intellettuali degli sfondi sociopolitici e l’immersività emozionale della narrazione. L’elemento paesaggistico resta fondamentale e viene modellato sul filo della poesia orchestrando parole, colori, suoni, odori.

Valerio Pellegrini, Quaderni d’altri tempi

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