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Idee per scrivere Solarpunk

Questa rubrica periodica raccoglie idee da riviste e pubblicazioni scientifiche, un archivio a disposizione di chi vuole scrivere letteratura solarpunk, ma anche semi per chi ama la lettura e per chiunque si interessi a ciò che può cambiare in meglio il nostro futuro.

di Silvia Treves

Dal 1900 il denso ecosistema forestale dell’Africa occidentale è stato ridotto di più dell’80%. Alcune delle aree rimaste sono state salvaguardate in quanto considerate sacre dalle comunità locali, che vi impedivano la raccolta sconsiderata di legname e selvaggina, mantenendovi una maggiore biodiversità che si riflette anche sul suolo ricco di sostanze nutritive e materiale organico, mentre quello delle aree agricole circostanti mostra erosione e perdite di carbonio.

Uno studio effettuato su un tratto di foresta sacra del Togo dimostra che queste aree sono fondamentali per la lotta al cambiamento climatico e sono anche in grado di migliorare la produzione agricola circostante.

Tutte le foreste rimuovono dall’atmosfera grandi quantità di CO2 grazie alla fotosintesi, ma quando gli alberi muoiono e si decompongono, i processi chimici restituiscono il gas all’atmosfera, a meno che esso non venga catturato e immagazzinato in una forma chimica permanente.

A consentire questo sequestro nelle foreste sacre sono i microorganismi del suolo che favoriscono la trasformazione della CO2 liberata in calcite. Un tipo di calcite chiaramente di origine biologica, con fibre ad aghi e bacchette, che manca completamente nelle aree agricole circostanti.

I vantaggi della permanenza delle foreste sacre sono due:

stoccaggio di CO2

il suolo sotto la foresta sacra nel Togo immagazzina 227 tonnellate di carbonio organico per ettaro e cattura permanentemente CO2 atmosferica a una velocità di almeno 8,64 tonnellate per ettaro. In pratica ogni ettaro rimuove la stessa quantità di CO2 rilasciata da una centrale elettrica quando brucia quasi 16 tonnellate di carbone;

miglioramento dei raccolti

savana boscosa e colture tra cui arachidi, mais, riso, miglio, soia e cotone circondano la foresta sacra presa in esame. Le rese delle colture sono basse a causa della scarsa fertilità dei suoli e della mancanza di fertilizzazione.

Il centro agricolo vicino al tratto di foresta sta sviluppando tecniche per aggiungere parte della lettiera forestale ai suoli impoveriti, aumentando così le rese alimentari e tentando di migliorarne il sequestro di carbonio.

Fonte The Conversation

Su principi non dissimili si basa l’agricoltura rigenerativa.

N.B. Fin dal 2019 in California un gruppo di ricercatori sta sviluppando colture vegetali geneticamente modificate che possano trattenere grandi quantità di CO2 nelle radici e mantenerle sottoterra anche dopo la decomposizione delle piante grazie alla suberina un polimero impermeabile contenuto nel sughero anche a livello radicale, ma solo in alcuni tipi di piante.

Ma lasciar fare alla natura, o meglio alle foreste sacre, invece no?

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