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ovvero dialogo su una recensione che non uscirà mai

[Pioggia di Spoiler, chi ne soffre si tenga lontano dalla lettura]

Riccardo Muzi dialoga con Franco Ricciardiello e Silvia Treves

Riccardo: Franco, ho seguito il tuo consiglio e ho visto Aniara.

Franco: Piacqueti?

R: Sì, da quando l’ho visto ci penso spesso. E Penso che in una società gerarchizzata, chi è più in alto tenderà sempre a far vivere chi sta sotto nell’illusione del “tranquilli, è tutto a posto” in special modo quando la realtà non risponde più a determinate esigenze. Insomma, quando decideremo di salvarci come umanità, dobbiamo innanzitutto stabilire da cosa salvarci…

F: Devo dire che non mi capita spesso con i film di fantascienza, ma anch’io ho continuamente davanti agli occhi le scene di quel film.

R: Film che ha grossi limiti dal punto di vista degli effetti speciali (per un budget evidentemente minuscolo) ma dalle grandi potenzialità narrative e introspettive… Chiaro il richiamo alle tragedie greche… eros e thanatos. Insomma, a livello di contenuti ‘na bella bomba.

F: Comunque la reazione del capitano, simbolo dell’autorità, è tutto sommato molto diversa da quella dell’Uomo Forte che risolve tutto con l’azione nei film di Hollywood, nessun* personagg* è interamente negativ* e forse nessun* interamente positiv*. (like di Riccardo)

R: Io l’ho vissuta come metafora dei processi decisionali nelle alte sfere.

Silvia: Però, Chefone, il capitano, per prima cosa non discute le scelte che fa e le informazioni che crede di possedere. Come dice Riccardo, uno dei temi del film è la forte tentazione del potere di far sembrare tutto a posto. E vero anche che occorre stabilire da cosa salvarci: se passeggeri e equipaggio avessero capito che Aniara non sarebbe più  tornata indietro, forse avrebbero fatto altre scelte… (like di Riccardo)

R: Colletto inamidato fino alla morte, fino all’evidenza del totale fallimento (like di Silvia)

F: (in risposta a Silvia) Sì io l’ho interpretato così, sfiducia verso la massa. Poi la responsabilità della distruzione di Mima, la macchina dei sogni, è anche sua ma lascia che ricada tutta sulla protagonista. Mi è piaciuto invece che abbia persistito nell’ infondere speranza nei passeggeri con quelle vuote cerimonie, in fondo è un principio d’ordine positivo, per lo meno finché funziona… (like di Silvia)

S: Le cerimonie erano un principio positivo, ma mi chiedo se, per Chefone, non fossero anche un modo per  nascondersi che l’intera società era fallita.

R: Forse era anche diventato schiavo delle proprie menzogne, solo che ad un certo livello di potere la diffusione delle bugie si trasforma in una realtà alternativa al dato di fatto. (like di Silvia)

F: Nei prossimi giorni provo a abbozzare la mia recensione. Potremmo anche farla tutt* e tre

R: Si, bello, mi piace. Io pensavo più ad una sorta di dialogo tipo quello che siamo facendo adesso. Magari prima buttiamo giù le nostre bozze e dopo vediamo come assemblare… Ma stiamo evitando consapevolmente la domanda delle 100 pistole? Cosa c’è di Solarpunk nel film?

S: bell’idea! Proviamo a metter giù i nostri punti di vista e poi vediamo come viene fuori. Penso che sia buona cosa, una volta tanto, sorpassare la domanda, non incasellare il film in una visione “canonica”. La società di Aniara è stata molto vicina a una autogestione ricca di promesse ma non ce l’ha fatta. Ogni volta che penso al suicidio e infanticidio di Isagel, la compagna di MR, mi viene freddo.

R: Significativo anche il fatto che la prima a suicidarsi sia l’IA, secondo me svolta cruciale della vicenda anche se si acquisisce più in là la sua rilevanza narrativa.

S: verissimo, anche se questo può avere spiegazioni differenti. Il suicidio della IA magari è una interpretazione “religiosa” del gruppo: “si è suicidata per il dolore”. Anche il tema religioso, tra l’altro non è da poco. Nel solarpunk non so quanto questo sia stato toccato.

R: Faccio una battuta: e se la l’intelligenza arificiale Mima si fosse sentita soppiantata dal capitano nella gestione della realtà virtuale???  (Vabbè forse no, avviene troppo presto nella storia).

S: Potrebbe anche essere stata sovraccaricata dal numero esorbitante di persone in difficoltà psicologica, o anche aver sentito la mancanza dell’umana con la quale “lavorava”. (like di Franco)

R: Sì lo penso anche io: non ha retto l’urto, travolta da un’onda anomala di dolore, uno tsunami improvviso di tragedie personali… Forse si potrebbe fare anche un’altra amarissima considerazione: la IA ha elaborato prima di tutti la situazione effettiva in cui si trovavano astronave e passeggeri e, per questo, è stata la prima a togliersi la vita… Mi piacerebbe tanto confrontarmi con voi anche sul finale, ma sarebbe ingiusto nei confronti di chi ancora non ha visto il film.

SPOILER……

F: Trovi ambiguo il finale? direi che Aniara arriva dopo un milione di anni per caso presso un pianeta di tipo terrestre che potrebbe ospitare la vita. Di Solarpunk nel film, oltre alle ricostruzioni della IA di un ecosistema ormai distrutto e il susseguente potere rigenerativo della natura, c’è il tentativo di organizzare nei primi anni di viaggi interstellare una solidarietà generale per superare un problema che tutti credono temporaneo.
R: Sì, ok. ma che significato ha il finale?  È un messaggio di speranza o il punto di partenza di un nuovo viaggio senza meta che finirà in tragedia?
F: No no, per me è solo una casualità, forse una razza aliena studierà i resti della nostra civiltà. (like di Silvia e Riccardo)

R: [risponde a Franco sull’elemento Solarpunk: “il tentativo di organizzare nei primi anni di viaggio interstellare una solidarietà generale per superare un problema che tutti credono temporaneo”] Anche io in un primo momento lo pensavo, però la ricostruzione di una minisocietà parte da una impostazione malsana figlia della menzogna del capitano.

F: Finché dura però funziona, ha il suo effetto: un po’ come noi adesso ci autoconvinciamo che riusciremo a salvare il pianeta e noi stessi dall’innalzamento della temperatura globale, malgrado siamo al punto di non ritorno.

S: Secondo me un aspetto importante della minisocietà è che è completamente isolata, non comunica con l’esterno e la sua visione si distorce sempre più. Al momento il paragone con noi spero che non regga troppo, perché la comunicazione è ampia, nonostante le idiozie che ci tocca sentire molto spesso. SPOILER… Quanto al finale anche secondo me è casuale. Se vogliamo pare anche un po’ una beffa: Aniara arriva alla meta sperata milioni di anni fuori tempo massimo. Però rende bene il senso dello spazio-tempo del nostro universo, come osserva l’astronoma compagna di stanza della protagonista Mimaroben: una bollicina di vita che probabilità ha di incontrarne un’altra? (like di Riccardo)

F: Comunque l’immagine finale è abbastanza spettacolare

S: decisamente!

R: Forse la più bella del film! Un’altra notevole è quando la protagonista riesce a proiettare immagini della natura terrestre nello spazio… E qui siamo un tantinello Solarpunk

F: (pollice su).

Crediti:

Aniara. Regia di Pella Kågerman e Hugo Lilja. Anno di produzione 2018. Paese di produzione: Svezia, Danimarca. Sceneggiatura: di Pella Kågerman e Hugo Lilja. Con Emelie Jonsson, Jennie Silfverhjelm, Arvin Kananian, Bianca Cruzeiro, Anneli Martini. Durata: 106’.
Emelie Jonsson

TRAMA – che a un certo punto diventa inevitabilmente uno Spoiler

NOTA la sceneggiatura è tratta dal poema fantascientifico Aniara: en revy om människan i tid och rum (1956) del premio nobel Harry Martinsson, diviso in 103 Canti, del quale esiste anche un’edizione italiana, Aniara: odissea nello spazio.

Nel prossimo futuro una gigantesca astronave, Aniara, è in partenza per Marte, dove già sono presenti colonie umane; a bordo ci sono circa ottomila persone tra passeggeri e equipaggio, il viaggio dura tre settimane.

Il veicolo è attrezzato con tutti i confort possibili: ristoranti, piscine, cinema, sale da ballo. In più a bordo si trova una sofisticata IA, Mima, in grado di procurare agli esseri umani l’illusione di trovarsi nelle bellissime foreste della Terra, ormai distrutte dall’antropizzazione che spinge a emigrare su altri pianeti. Adetta a Mima è una donna, Mimaroben detta MR, la protagonista del film.

Ma una settimana dopo la partenza succede un disastro. Il reattore nucleare viene colpito da uno sciame di detriti spaziali, ed è necessario espellere tutte le barre di propellente dei motori per evitare l’esplosione. Il risultato è che Aniara esce completamente dalla rotta marziana. Il comandante Chefone dà disposizione al personale di rassicurare i passeggeri sul fatto che un incontro con un corpo celeste permetterà entro due anni al massimo di sfruttarne la fionda gravitazionale per tornare verso Marte.

In questo periodo, le richieste di sottoporsi a Mima aumentano considerevolmente, tanto che l’intelligenza artificiale inizia a risentirne; per molti i bellissimi sogni cominciano a trasformarsi in orribili incubi. MR chiede aiuto al comandante, che lo nega. Mima sceglie di autodistruggersi.

L’equipaggio organizza attività ricreative per affrontare il viaggio, ma passano gli anni e nessun corpo celeste si profila all’orizzonte. Si diffonde la verità: la deriva è irreversibile e la vita potrà forse continuare, ma solo sulla nave, con le risorse di energia acqua e cibo che si riusciranno a produrre nelle serre idroponiche e nei laboratori chimici. Con il tempo, le persone non reggono più la situazione disperata di un viaggio verso l’estinzione. Si verificano isterismo, attacchi di panico, ondate di suicidi. MR, che adesso vive con Isagel, l’assistente pilota di cui si è innamorata, partecipa a un culto millenaristico che organizza un’orgia. Isagel rimane incinta, e mette al mondo un bimbo che le due madri crescono con amore.

Durante il quinto anno dalla partenza viene avvistata un oggetto in avvicinamento che, secondo il comando, potrebbe essere una sonda di soccorso che trasporta combustibile per il reattore. La cosa ovviamente pompa nuova linfa vitale a bordo e galvanizza l’equipaggio ed i passeggeri. Ma l’oggetto si rivela un misterioso manufatto d’origine sconosciuta: non è possibile scalfirlo e neppure individuare il materiale di cui è composto.

La tragica scoperta rappresenta il colpo di grazia per il morale dei terrestri. Isagel, sempre più depressa e tossicodipendente, si toglie la vita dopo avere affogato il figlio nella vasca da bagno della cabina dove vive con MR.

MR, che conserva ancora un minimo d’ottimismo e iniziativa, costruisce uno “specchio a raggi” che ricrea intorno alla nave, nello spazio, le immagini della perduta natura terrestre che produceva Mima. L’anno 24 dalla partenza vede i sopravvissuti sempre più emaciati e disperati, sempre meno numerosi, che si rifugiano in culti irrazionali a bordo della grande nave ormai fatiscente, sporca e buia, simile ormai a un sarcofago.

Nella breve sequenza finale, l’astronave giunge nella costellazione della Lira, e transita nei pressi di un pianeta che sembra molto simile alla Terra. La didascalia dice che sono passati 5.981.407 anni dalla partenza.

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