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Gli autori e le autrici parlano del loro racconto presente nell’antologia “Assalto al sole”.

La seconda chance è forse il racconto più hard, in senso di “scienze dure” naturalmente, in questa raccolta. È ambientato in un futuro non troppo lontano ma profondamente diverso dal nostro, nel momento in cui la protagonista principale è costretta a un bilancio degli avvenimenti che hanno dato una svolta non solo alla sua vita, ma all’intera struttura sociale. Treves schizza un’ambientazione con pochi colpi di pennello, come un abbozzo a china che lascia trasparire la solida costruzione che la sorregge. È come se avesse ideato un’ambientazione per un romanzo, limitatosi però a un racconto di media lunghezza; l’impressione che ne ricava il lettore è quella di trovarsi sulla punta di un iceberg, con la consapevolezza della massa immensa sotto i suoi piedi. Mi auguro quindi che questa ambientazione invogli l’autrice a scrivere in futuro altre storie, anche lunghe.

Franco Ricciardiello, Introduzione a “Assalto al sole“, Delos Digital

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Non tutto va per il giusto verso nemmeno nel racconto di Silvia Treves (La seconda chance) dove un pregiudizio infondato mette a rischio lo speciale rapporto comunicativo che si è instaurato fra esseri umani e animali. Un racconto pieno di natura e poesia, che fa venire voglia di avere per amico un gheppio come Grigiolo, che dall’alto veglia premurosamente sulla protagonista.

Giovanna Repetto da Il Paradiso degli Orchi

Al grido di “Ripariamo il nostro futuro”, l’uomo ha cambiato completamente vita, adottando le energie rinnovabili, l’economia circolare e usando scienza e biotecnologie per migliorare la qualità della vita. La città di Euforia è stata il simbolo di quest’evoluzione, ma la protagonista del racconto La seconda chance di Silvia Treves sa bene che tutto questo non significa automaticamente che prevarrà la Democrazia con la D maiuscola. E allora accanto a Euforia può nascere anche una nuova comunità, Disforia, fatta di borghi e i cui componenti hanno scelto di condividere le informazioni, i dati e migliaia di esperimenti e di tecniche, che sono diventate disponibili a chiunque con tutti. Ma per una scelta del genere c’è sempre un prezzo da pagare.

Silvia Treves ci ricorda che una società Solarpunk non ha necessariamente nel suo DNA la democrazia, la libertà, l’uguaglianza, ma può anche essere anche oppressione e distopia.

Carmine Treanni, Fantascienza.com

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