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Buona lettura


Editoriale

Grattacieli

l grattacielo, fin dai tempi della Torre di Babele simbolo della sfida prometeica dell’uomo contro i limiti posti da Dio o dalla natura (e della sua inevitabile conclusione?), è oggi un indiscusso simbolo di prestigio nazionale: le capitali delle nazioni emergenti sembrano fare a gara ad averne ognuna il più alto del mondo, dalle Petronas Towers al Shanghai Financial Tower, dalla Taipei 101 al Burj al-Khalifa; costruzioni che sfidano la “mile-high tower” di Frank Lloyd Wright, visto che la Torre di Gedda, ancora nei piani, dovrebbe raggiungere il chilometro.
Eppure proprio questi vertici dell’ingegneria rischiano di diventare anche il simbolo di altro: del danno che si fa a progettare individualmente, un pezzo alla volta, anziché con un approccio sistemico; e degli effetti imprevedibili delle grandi trasformazioni. E proprio in una delle città dove nacquero.

Nessuno dei mille grattacieli di Manhattan ha mai avuto problemi strutturali degni di nota; eppure, tutti insieme, stanno compromettendo la stessa struttura, o matrice, che li sorregge tutti. La grande isola, che, come ci spiegavano da bambini, è costruita su solida roccia (“Milano invece su terreno alluvionale, quindi non ci possono essere grattacieli”: che poi non era così vero, visto lo sviluppo verticale degli ultimi vent’anni…), sta sprofondando in blocco di diversi millimetri all’anno: fino a quattro.
Se l’entità sembra ridotta, si consideri che non solo procede costantemente negli anni, ma anche che si somma a un aumento di pari entità del livello dell’oceano su cui Manhattan si affaccia.
Insomma, un bradisismo indotto, che sembra avverare la metropoli acquatica di “New York 2140”, capolavoro idraulico-finanziario-immobiliare di Kim Stanley Robinson. Bradisismo dalla velocità oltre tutto differenziata da quartiere a quartiere, perché se la suddetta solida roccia resiste meglio, altre zone argillose o sedimentarie risentono molto di più della compressione; sarà un problema per la rete di servizi sotterranei della metropoli basati su tubi, dagli acquedotti alla metropolitana?

Non è l’unico caso di sprofondamento di una città sotto il proprio stesso peso (non metaforico ma reale!).
È in realtà molto più drammatico il caso di Giacarta, altra megalopoli costiera da 15 milioni di abitanti. Da diversi anni sprofonda anche di 30 cm l’anno nei quartieri vicini al mare; in questo caso la responsabilità è attribuita in prima battuta al prelievo incontrollato di acqua di falda (la maggioranza degli abitanti non è servita dall’acquedotto centrale, ma usa pozzi privati per lo più clandestini, che ormai devono raggiungere i 150 m di profondità per evitare il “cuneo salino”), e in seconda battuta al suo mancato ripristino: piogge e inondazioni cadono su terreno ormai impermeabilizzato e scivolano direttamente in mare.
La soluzione proposta dal governo, finora, non sembra di ampie vedute: abbattere abbastanza foresta nel Borneo in modo da potervi trasferire l’intera città… (un po’ quanto si sta facendo in Egitto con il Cairo).

Sono in definitiva esempi significativi di come i problemi globali richiedano una mentalità globale anche solo per essere rilevati: non basta moltiplicare per un milione di volte il problema di un individuo, ma è necessario adottare una scala di osservazione inusitata per individuare comportamenti che appaiono solo a quella scala; quella che permette per esempio di osservare come la Groenlandia, “alleggerita” ogni anno da centinaia di chilometri cubici di ghiaccio sciolti dal cambiamento climatico, si stia misurabilmente sollevando.
La più grande isola del mondo, quasi un continente, che si solleva.
 

Antonio Ippolito


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La vignetta del mese

LA COLLABORAZIONE CONTINUA!
Le amiche e gli amici del Commando Jugendstil realizzano una vignetta solarpunk al mese, per la nostra newsletter. Grazie di cuore!
La vignettà è condivisa anche, in inglese, con la rivista Solarpunk Magazine.

Ecco la sesta vignetta.

Abbondanza sostenibile?

Ogni anno da aprile a novembre, la città solarpunk si trasforma.
Fiori, frutta e messi di ogni tipo compaiono su balconi e terrazzi e negli orti comunitari, nelle aiuole e negli interstizi, a volte persino sulle pensiline dei bus.
La città magari non riesce ad essere completamente autosufficiente, e vive in stretta simbiosi con la campagna circostante, ma nella stagione giusta viene comunque investita da ondate di abbondanza.
I cittadini festeggiano con prodotti freschi, organizzando tavolate in orti e cortili in onore di volta in volta della fragola, del pomodoro o della zucchina, ma per la maggior parte c’è più cibo di quanto se ne possa mangiare anche in compagnia.
I cittadini si riuniscono ancora, nei centri sociali di ogni rione e tirano fuori pentole a pressione, autoclavi, graticci, essiccatori e una quantità impressionante di vasetti di vetro e lavorano insieme per giorni, a volte settimane, trasformando quella cornucopia di abbondanza in passate, marmellate e conserve varie.
Trecce di aglio, festoni di peperoncini, mosaici di pomodori secchi adornano l’interno degli edifici e le dispense comunitarie scricchiolano sotto il peso di centinaia di vasetti debitamente etichettati.
Tutto intorno, educatori e animatori aiutano i più piccoli a partecipare insieme ai loro adulti, oppure a tenersi occupati mentre gli adulti lavorano. C’è anche qualcuno che suona la chitarra, per intrattenere i lavoratori. Sembra praticamente una festa.
Più in là, un gruppo di artisti usa bucce, semi e altri scarti per produrre pigmenti e tingere filati di ortica, lino e canapa.
Le pile di compost straripano di nuovo materiale. Tempo primavera prossima, sarà pronto per supportare nuovi raccolti.

Nella città solarpunk l’abbondanza non va mai sprecata, va condivisa con tutti.

Commando Jugendstil


Il racconto del mese, dalla collana solarpunk “Atlantis”

Atlantis n. 25: “Macchine per spremere i cuori” di Maria-Antònia Martí Escayol

Scaricalo qui


I blog del mese, da solarpunk.it


Il seme del mese: idee per scrivere solarpunk

Il cemento autoriparante

Abbiamo già scritto in un precedente post di Semi a cura di Silvia Treves, a proposito delle insospettabili proprietà del calcestruzzo impiegato dagli antichi romani. Ci torniamo in questo post, dal momento che la ricerca si sta rivolgendo in questa direzione, e una start up con sede in Italia è in prima fila.


Dal nostro archivio, un articolo selezionato per voi

Etica, resistenza, utopia: le città di domani raccontante dal solarpunk

Ecco gli argomenti proposti domenica 13 novembre 2022, da Silvia Treves e Franco Ricciardiello, alla Biennale di tecnologia di Torino, nella sezione OFF, organizzata nella sede del MuFant, il Museo della fantascienza e del fantastico.

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