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Kim Stanley Robinson, New York 2140 (New York 2140, 2017, traduzione di Annarita Guarnieri), Fanucci 2017, Cartaceo €25,00, ebook € 9,99

Kim Stanley Robinson ha scritto il più importante libro di climate fiction apparso sinora. Già dalla copertina si intuisce l’entità del disastro ecologico: si vede l’isola di Manhattan a prima vista normale, poi ti accorgi che non ci sono strade ma acqua ovunque, con velieri che si muovono sulla superficie e ponti sospesi per collegare i grattacieli. La parte bassa della metropoli USA ormai è quasi totalmente sommersa a causa dell’innalzamento del livello dei mari. La storia segue più linee, con rispettivi protagonisti, la maggior parte dei quali abitano nel grattacielo MET Tower di Manhattan: abbiamo il sovrintendente alla sicurezza dell’edificio, Vlade, che si accorge di un tentativo di boicottaggio nelle fondamenta, parallelo a un’offerta di acquisto in blocco dell’intero palazzo; due ragazzi orfani, Stefan e Robert, che sembrano cercare ogni occasione per mettersi nei guai, per esempio dando la caccia al tesoro di un vascello inglese colato a picco nel fiume; Amelia Black, protagonista di un seguitissimo broadcast in cloud, che aderisce con il suo dirigibile guidato da un’IA alla “migrazione assistita” di orsi da un polo all’altro; Garr, operatore finanziario e buon conoscitore del mercato immobiliare, che si accorge di una grossa speculazione in atto per sostituire i residenti di Lower Manhattan, della quale il MET Tower è solo una prima mossa; infine Gen, ispettrice di polizia che abita nel grattacielo, la quale indaga sulla scomparsa di due inquilini, Mutt e Jeff.

In aggiunta alle trame che si intersecano, irrompe nella narrazione un uragano che colpisce con catastrofica violenza, costringendo New York City allo stato di emergenza: ne consegue una rivolta di chi ha perso tutto contro l’un per cento degli abitanti più ricco, chiuso nei suoi quartieri e nei suoi palazzi per non aprire gli alloggi vuoti e sfitti ai nuovi senza casa.

ATTENZIONE SPOILER

Malgrado premesse in un certo senso “minimaliste”, nell’ultima parte il romanzo si apre a una soluzione “massimalista”, con un gigantesco sciopero di pagamenti contro le rate dei mutui, gli affitti e le assicurazioni, e Amelia che si fa portavoce della protesta, e termina con una nota positiva: la nazionalizzazione delle banche per prevenire un bailout generalizzato. L’unione della classe media con gli ultimi strati della società costringe le istituzioni alla ragione, e restituisce agli abitanti del paese parte del potere perso negli anni.

Franco Ricciardiello
sun-solarpunk
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