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di Antonio Ippolito
Kim Stanley Robinson, I MARZIANI (The Martians, 1999) traduzione di Ivan Pagliaro, 368 pagine, Fanucci 2020, € 18,00 (carta) € 9,99 (ebook)

Avete presente quei sontuosi libri illustrati sul ”Making of…” di un film, dove finalmente potete vedere bene come è fatto un caccia Ala-X, o i disegni tecnici del veicolo-arca dei Jawa, ma anche ricche scenografie, schizzi preparatori, e magari qualche esempio di personaggio, costume o scena poi espunto dal montaggio finale, e che magari vi piace di più di quello che invece è stato scelto? Questa antologia è l’equivalente rispetto alla Trilogia Marziana di Robinson, ma è anche molto di più: vediamo in dettaglio.

KSR è, a mio parere, il Jules Verne di questi ultimi decenni: fa poesia divulgando la scienza. Ci sono diversi altri ottimi scrittori di fantascienza hard, ma, a differenza di Egan o Stephenson, Robinson si interessa a sviluppi realizzabili nell’immediato futuro; e a differenza di Weir, KSR ha un futuro da proporre all’intera umanità. A occhio e croce direi che amerà molto KSR chi ama leggere il National Geographic Magazine: KSR si infervora nel parlare di strati di roccia allo stesso modo che nel descrivere le complessità dei suoi personaggi, raggiungendo spesso risultati notevoli, dal punto di vista letterario e scientifico al tempo stesso:

«Lo stagno Don Giovanni: che nome, per questa desolazione extraterrestre! Lo stagno era così salato che non sarebbe congelato finché l’aria non si fosse raffreddata a -54 °C; allora il ghiaccio che rivestiva quello stagno salino poco profondo, essendo stato distillato dal congelamento, sarebbe stato ghiaccio di acqua dolce, e perciò non si sarebbe sciolto di nuovo finché la temperatura non fosse salita sopra zero, normalmente nell’estate successiva quando la luce solare intrappolata avrebbe creato un effetto serra nell’acqua e l’avrebbe sciolto da sotto. Mentre Tatiana spiegava il processo, questo fluttuava nella mente di Michel come una specie di analogia alla loro situazione presente, penzolante proprio ai margini della sua comprensione senza mai diventare chiaro»

(da “Michael in Antartide”)

O anche:

«Negli anni che seguirono [Maya] raramente pensò più a Frank. Era stato messo a riposo, oppure perduto nel tumulto di quei tempi. Gli anni scorrevano via come acqua verso valle. Maya immaginava che le vite terrestri fossero come i fiumi terrestri, veloci e incontrollabili ai loro inizi nelle montagne, forti e pieni attraverso le praterie, lenti e tortuosi vicino al mare; mentre su Marte le loro vite somigliavano ai percorsi pieni di ostacoli improvvisi dei torrenti che solo ora stavano creando: precipitavano da scarpate, sparivano in buche nel terreno, venivano pompati verso elevazioni inattese a grandi distanze»

(da “Maya e Desmond”)

In questa raccolta troviamo materiali diversi: linee narrative che non hanno trovato posto nella già voluminosa trilogia, episodi di una linea alternativa, appunti, bozzetti e materiali vari; tutto complessivamente di alto livello, per cui anche chi non avesse letto la Trilogia potrà godere di molti racconti che sono del tutto autonomi e che giustificano da soli l’acquisto. Va da sé che chi invece la Trilogia l’ha letta vedrà chiariti molti retroscena e arricchiti di nuove sfumature i personaggi che già conosce.

La linea alternativa riguarda uno sviluppo parallelo della vicenda, in cui la colonizzazione NON avviene (vuoi perché lo stress sugli astronauti viene considerato intollerabile, vuoi perché le prime sonde di esplorazione trovano vita su Marte): vediamo quindi gli stessi personaggi della linea principale impegnati in situazioni completamente diverse. In particolare, lo psicologo Michel, figura un po’ incolore, qui protagonista del bellissimo Michel in Antartide e di Michel in Provenza.

La principale linea narrativa “autonoma” è quella dei racconti che seguono la vita di Roger Clayborne ed Eileen Monday.

ll primo, Il Canyon dei Fossili, avrebbe meritato il premio Nebula. Saltiamo a quattro generazioni dopo il primo sbarco: ormai i discendenti dei coloni iniziali abitano in canyon coperti da plexiglas con le comodità di una città terrestre. Per turismo fanno trekking nei canyon rimasti selvaggi, mentre continua a infuriare il dibattito tra Verdi e Rossi sull’opportunità di terraformare completamente Marte oppure no. Una donna facile alle avventure sentimentali, con conseguenti delusioni, trova antipaticissima la guida del suo trekking, un uomo laconico e sarcastico (combinazione per lei insopportabile). Contemporaneamente rivede la sua vita, dedicata al sogno di un Marte abitabile, simile alla Terra: sogno forse troppo influenzato da secoli di illusioni che l’umanità ha proiettato su Marte (Burroughs, Bradbury etc.): improvvisamente le sembrano ridicole. La clamorosa scoperta di quello che sembra il tanto agognato primo giacimento di fossili marziani autoctoni sarà il punto di svolta per la sua vita, e anche per altri membri del gruppo.. Psicologia molto fine in mezzo a vagonate di ipotesi scientifiche.

In Verde di Marte ritroviamo i due protagonisti precedenti, ma duecento anni dopo! (grazie alle tecniche di allungamento della vita, sono quasi immortali). Casualmente entrambi si trovano a partecipare alla scalata della parete più difficile del vulcano Olimpo, il monte più alto del Sistema Solare. Sì, avevano avuto una relazione dopo l’escursione al canyon dei fossili: ma non era durata, e dopo tanto tempo Eileen nemmeno lo ricorda e ne chiede incuriosita a lui, che invece appartiene a quell’1% di popolazione “condannato a ricordare tutto”. Non è solo questo a rattristarlo: dopo secoli spesi come guida nel Marte più selvaggio, Roger ha passato decenni in politica cercando di opporsi ai Verdi (i “terraformatori” a oltranza), si è appena dimesso, sconfitto, dal suo incarico; ma a ogni passo dell’escursione vedere i canyon non solo popolati da piante e animali che ormai possono respirare liberamente l’atmosfera, ma addirittura ingegnerizzati apposta, gli fa rivivere un continuo fallimento.

Segue Quello che conta. Bellissimo racconto, di tono e struttura alla Hemingway: due uomini siedono per caso allo stesso tavolo di un ristorante sull’orlo di un cratere, la sera di un festival folkloristico. Chiacchierando si accorgono di essere cugini: e ne nasce un dialogo intimo degno del miglior minimalismo USA.

Infine, Una storia d’amore marziana. Dopo altri cento anni, Roger ed Eileen sono tornati a essere una coppia fissa; si ritrovano per una crociera sui ghiacci con alcuni vecchi amici, per lo più compagni della scalata all’Olimpo come Arthur. I ghiacci sono quelli di un mare che cento anni prima brulicava di vita, e soprattutto di delfini. Strada facendo raccolgono una coppia, due giovanissimi amici di Roger. Tutti scambiano opinioni sul “crollo” del clima marziano, gli anni senza primavera ed estate, le estinzioni di massa che sta causando: ma i giovani esprimono comunque il loro amore per Marte, la loro fiducia nel futuro. È la conclusione morale della trilogia.

Un’altra linea narrativa è quella di Coyote combina guai e Coyote ricorda: il leggendario clandestino del volo dei Primi Cento esisteva davvero! Scoperto da Maya durante il volo, tra i due nasce un’affettuosa amicizia che durerà per secoli, lungo le varie rivoluzioni che segneranno i rapporti tra Marte e Terra. In mezzo a tanti personaggi che sembrano superuomini dotatissimi, il caraibico Desmond (il suo vero nome) porta una ventata di umanità irregolare, spontanea e un po’ balorda.

Altri racconti sono episodi singoli, come Salvare la diga del Noctis, epico racconto su come i custodi di una grande diga, che per le piogge impreviste rischiava di crollare allagando un’intera valle abitata, salvano la situazione con una trovata da veri ingegneri: il meglio del “realismo socialista” di KSR. Momenti di Sax esplora invece la vita e i pensieri di uno dei più bizzarri personaggi della Trilogia, Saxifrage.

Ci sono alcuni brillanti racconti sportivi: uno indaga su come sarà il baseball marziano, e mi devo complimentare con il traduttore per aver reso comprensibile uno sport così lontano dalla nostra mentalità, oltre tutto raccontato nel gergo dei tifosi! In un altro viene inventato un nuovo tipo di surf sui neonati mari marziani.

Troviamo anche una serie di “documenti tecnici”: La Costituzione di Marte e Appunti di lavoro e commenti sulla Costituzione. ovvero la Costituzione marziana del 2128 e commenti di una giurista qualche decennio più tardi. KSR immagina un unico governo marziano senza Stati nazionali ma con autonomie per città e insediamenti; forze di sicurezza senza armi letali; un Governo collegiale e senza Primo Ministro, sul modello svizzero; una Corte Costituzionale e una Corte Ambientale (una vera chicca) in grado di porre veti inappellabili alle decisioni del Parlamento; un sistema di voto basato sul “ballottaggio australiano” che porti a ridurre la faziosità e la polarizzazione (KSR è socialista, non anarchico come LeGuin: anche se la vita quotidiana nelle rispettive utopie può assomigliarsi). Gli Estratti scelti della rivista di studi areologici simulano brillantemente riviste di “areologia”, sul tema: esistevano batteri nativi di Marte, se li separiamo dal successivo inquinamento terrestre? Se sì, potrebbero addirittura esser stati loro a dare origine alla vita sulla Terra?

C’è poi una sezione di poesie. La fantascienza, ancor più del fantasy, è un genere che associamo alla narrativa e all’illustrazione, ma non certo alla poesia: un po’ per questo motivo, un po’ perché Robinson non è in effetti nato poeta, questa parte della raccolta è stata mal tollerata da molti lettori. È giusto però dire che innanzitutto, nel mondo anglosassone la poesia è presente anche nella fantascienza (Asimov’s SF Magazine ne ospita diverse in ogni numero); poi, che anche se alcune di quelle qui raccolte sono solo vaghi abbozzi oppure fin troppo sperimentali, ce ne sono almeno tre davvero significative: Il lamento dei Rossi, Il caso di areofagia (non aerofagia!) dove racconta di un trekking sulla Terra, e Due Anni, una serie di riflessioni legate al figlio.

Chiude la raccolta Viola di Marte, un breve racconto umoristico in cui KSR descrive la sua giornata quando, dopo aver salutato la moglie che andava al lavoro, ha cambiato i pannolini al figlio e con il medesimo in spalla è andato a spedire all’editore i tre pacchi dell’ultimo romanzo.

PS: L’omone innamorato, raccontino erotico-umoristico sul mito marziano di Big Man, questo sì che poteva tranquillamente restare fuori dalla raccolta.

Antonio Ippolito
sun-solarpunk
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