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Siamo ciò che mangiamo? Probabilmente sì. Ma consideriamo anche la possibilità inversa: mangiamo ciò che siamo, o almeno ciò che la nostra cultura – nel bene e nel male – ci induce a scegliere. Vediamo qualche stima relativa alle “nostre” scelte.
Dalla pianta al piatto, trasporti compresi, l’agricoltura industriale è responsabile di circa un terzo delle emissioni di carbonio del pianeta.
Oltre il 30% delle terre coltivate (in Europa addirittura il 60%) è utilizzato per produrre mangimi per il bestiame, soprattutto soia e mais, coltivati in Argentina e Brasile. Gli alimenti per animali valgono tre quarti dell’impatto ambientale dell’intero comparto agricolo mondiale.
Negli allevamenti intensivi, soia e mais vengono “trasformati” in proteine animali, cioè in carne, per il consumo umano. Il meccanismo è tutt’altro che efficiente: 100 calorie vegetali somministrate agli animali rendono circa 23 calorie di carne.
Gli allevamenti intensivi sono fra i primi responsabili della deforestazione mondiale. E generano il 14,5 % delle emissioni globali di gas serra – anidride carbonica, metano e protossido di azoto – dovuti al processo di digestione di bovini e suini e alla decomposizione del letame.
È possibile arginare questa deriva?
Sì, almeno secondo La Via Campesina, movimento internazionale e multiculturale che riunisce “milioni di contadini, lavoratori senza terra, indigeni, pastori, pescatori, braccianti, migranti, piccoli e medi agricoltori, donne rurali e giovani di tutto il mondo”.
Attualmente la Via Campesina è costituita da 182 organizzazioni di 81 Paesi, Italia compresa. Combatte per la giustizia sociale, i diritti delle donne e dei contadini, contro le multinazionali, il capitalismo, il patriarcato e l’Organizzazione Mondiale del Commercio.
Trent’anni fa, questo movimento coniò il termine “sovranità alimentare”: il diritto dei popoli a un cibo sano e sostenibile, gestito da chi lo produce e non secondo il modello globale.
In Italia, il cibo ha da sempre una natura multietnica e inclusiva, che accoglie e fonde tradizioni culinarie differenti. Perché arroccarsi dietro una “sovranità alimentare” italiana monolitica, ben lungi dal promettere quanto vuole raggiungere la Via Campesina?
 
Silvia Treves

LA COLLABORAZIONE CONTINUA!
Le amiche e gli amici del Commando Jugendstil realizzano una vignetta solarpunk al mese, per la nostra newsletter. Grazie di cuore!
La vignettà è condivisa anche, in inglese, con la rivista Solarpunk Magazine, inaugurando un “gemellaggio” che speriamo prosegua con altre iniziative.
Ecco la quarta vignetta.


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Rifiuto o risorsa?

I ritmi di produzione forsennati dello Stadio Terminale sono una cosa del passato, ma nella città solarpunk il caffè rimane una delle bevande più apprezzate.
I cittadini si incontrano nei caffè per chiacchierare davanti ad un cappuccino ed una brioche, o nei centri civici per discutere della cosa pubblica con caraffe di caffè fumante e vassoi di cibi assortiti, preparati nella cucina comunitaria dai lavoratori dei gruppi di sovranità alimentare.
Espresso, cappuccino, caffè turco, coffee masala, bubble coffee e chi più ne ha più ne metta, nella città solarpunk il caffè è transculturale.
Ma che fare di tutti i fondi avanzati?
Nella città solarpunk il concetto di rifiuto o spazzatura non esiste più e tutto è considerato una risorsa di cui si deve fare sapiente uso per il bene della natura e della comunità.
Squadre di lavoratori dei locali gruppi di permacoltura passano ogni giorno con le loro biciclette da bar, ristoranti e cucine comunitarie a raccogliere rifiuti alimentari per le loro compostiere. I fondi di caffè hanno usi speciali, quindi vengono raccolti separatamente, seguendo un calendario condiviso e quote e schemi di raccolta che permettano a tutti i partecipanti di beneficiarne.
Nelle fungaie comunitarie, ricavate nelle cantine della maggior parte dei condomini cittadini, gli esperti micologi dei gruppi di sovranità alimentare utilizzano prodigiose quantità di fondi di caffè come substrato per coltivare una cornucopia di tipi diversi di funghi per le tavole dei loro concittadini.
Trifolati, secchi, nel risotto o trasformati in sostituti vegani del bacon o della carne secca, i funghi apportano proteine sostenibili a kilometro zero alla città solarpunk, per non parlare di biomateriali da costruzione, sostituti del cuoio e sostanze medicinali.
Gli umili fondi di caffè, utili per i funghi e un’incredibile varietà di altre piante, sono un componente fondamentale dell’economia cittadina.

  Commando Jugendstil


Solarpunk Italia arriva su Discord!

I prossimi appuntamenti 

Il 23 giugno si terrà, alle ore 18,15 circa, a Vercelli nel complesso GioIn di via Laviny, il secondo appuntamento del progetto Intersezioni, con relatore Franco Ricciardiello che presenterà il solarpunk e l’antologia “Ancora il mondo cambierà”.

Il 24 e 25 giugno, dalle 18 alle 23 circa, a Roma parco Garbatella, via Rosa Raimondi Garibaldi, si terrà il Festival della Cultura. Per Solarpunk Italia saranno presenti Riccardo Muzi e Matteo Scarfò

I POST del mese
 
“Turbine” di Juli Zeh, recensione di Giulia Abbate
Letture a tema: “Un giardino straordinario” di Sam Boughton
Il movimento solarpunk nei film di Miyazaki
Serenella Iovino, “Paesaggio civile” recensione di Raul Ciannella
Letture a tema: “L’energia del mondo” di Simone Tagliapietra
Letture a tema: Becky Chambers, “A prayer for the crown-shy”
Film a tema: “Princess Mononoke” di Miyazaki Hayao

IL SEME del mese

Quante cose continuiamo a scoprire su di loro!
Il regno dei funghi comprende più di 700.000 specie conosciute (ma se ne stimando 3 milioni) di organismi eucarioti, unicellulari e pluricellulari, non fotosintetici come le piante ma eterotrofi come gli animali.

Dal nostro archivio

Letture a tema: “Come pensano le foreste” di Eduardo Kohn
Le foreste pensano? E perché, nella foresta di Ávila, i cani sognano? In questo libro sorprendente, Eduardo Kohn sfida i fondamenti stessi dell’antropologia, mettendo in discussione i presupposti di base su cosa significa essere umani, e per questo distinti da tutte le altre forme di vita.


Per questo mese è tutto. A rileggerci!  

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