Categories:

Eric Hunting, SOLARPUNK. DESIGN ED ESTETICA POSTINDUSTRIALE, (Solarpunk: post-industrial design and aesthetics, 2020), con illustrazioni di Dustin Jacobus, traduzione di Federica Bulciolu, Future Fiction 2021

Dopo due raccolte di racconti solarpunk di autori principalmente stranieri, sottotitolate rispettivamente “Come ho imparato a amare il futuro” e “Dalla disperazione alla strategia”, Future Fiction pubblica nella sua collana omonima dedicata alla nuova fantascienza questo saggio tradotto dall’inglese e scritto da Eric Hunting, membro della Living Universe Foundation, autore di testi tecnici sull’architettura alternativa sostenibile e sulla cultura post-industriale.

Diciamo subito che si tratta di un testo interessantissimo, costruito su una narrazione ben strutturata, che analizza la trasformazione del mondo in direzione sostenibile, attraverso una serie di capitoli monotematici: per esempio energia, trasporti, prodotti domestici, abbigliamento, architettura,  agricoltura, trasporti e via dicendo.

Oltre che uno sguardo privilegiato sul futuro prossimo (e meno prossimo) il libro è una autentica miniera di idee per scrittori. Si può leggere infatti in due sensi non antitetici: come prontuario delle più avanzate tecnologie in grado di influire sulla civiltà, in una direzione sostenibile, ma anche come dizionario di spunti futuribili, in un loop di immaginazione fantastica/invenzione pratica.

L’unico scoglio che ho trovato nell’affrontare questo testo illuminante è il fatto che ognuno dei capitoli è scritto con una scansione temporale impostata su tre fasi, tre momenti del futuro solarpunk che l’autore intravede per il futuro. Bene, il più arduo è accettare questa tripartizione, che prevede (nel capitolo “Le fasi della storia del solarpunk”):

1) un crollo dei “paradigmi economici/industriali” così come li conosciamo oggi; in sostanza, il criminale fallimento dei tentativi di controllare l’innalzamento della temperatura globale provocherà, di riflesso, il crollo del mercato immobiliare e un fallimento economico generalizzato che significa, in poche parole, non solo la fine del capitalismo, ma qualcosa che va decisamente oltre: la fine di qualsiasi autorità centrale — il collasso dell’ordine politico mondiale, rivolte, repressione, migrazioni — con uno spostamento del baricentro dallo Stato a comunità più piccole, regionali. La conseguente inferiore produzione di energia, oggi controllata da entità statali-industriali di scala, e la minore disponibilità hi-tech comporteranno una variazione di paradigma tecnologico e costringeranno le comunità a soluzioni di recupero-riutilizzo-riconversione.

habitat terrazzato urbano

2) seguirà un periodo solarpunk intermedio, l’effettiva nascita di una civiltà post-industriale (che, come ci ricorda l’autore, non significa “non industriale”): sarà caratterizzato dall’autosufficienza energetica delle comunità regionali, dalla naturale scomparsa dei confini politici, da un’architettura modulare robotizzata e dall’ampio utilizzo di stampanti 3D in open-source che allevieranno la fatica fisica.

3) la tarda era solarpunk è l’utopia vera e propria: il territorio sarà interamente riprogettato, con la maggior parte della popolazione concentrata nelle città, organizzate su “corridoi” per ragioni di risparmio energetico, integrate nella morfologia del territorio e servite da vie di comunicazione sotterranee per diminuire l’impatto ambientale.

È evidente che il punto più difficile da digerire per il lettore è “la prima era solarpunk” perché, a differenza di altri autori, Hunting prevede il passaggio attraverso le forche caudine di un collasso, seppur limitato, della civiltà. A differenza di quanto immagina la distopia, questo non comporterà una regressione civile/culturale, bensì un completo cambio di paradigma tecnologico come anticamera per una civiltà realmente sostenibile.

Le belle illustrazioni di Dustin Jacobus presenti a profusione nel libro, alcune delle quali abbiamo riprodotto in questa recensione, sono il gradito commento iconico di un testo che costituisce un’importante tappa dell’immaginazione proiettata verso il futuro.

Franco Ricciardiello
impianto automatizzato per la costruzione di mobilio

solarpunk.it

leggi le altre recensioni di Solarpunk Italia

Condividi il post

No responses yet

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *