Per salvare la civiltà infranta dalla crisi ecologica, c’è bisogno della tecnica giapponese di “riparare con l’oro”

Scaricalo qui: Natura morta con kintsugi, Delos Digital

Roma, quartiere San Paolo, in un futuro purtroppo prossimo. La crisi climatica ha innescato cambiamenti profondi e irreversibili. Una comunità di vicinato si barcamena in un’economia di sussistenza, basata sulla divisione dei compiti e delle responsabilità, nonché sul recupero e il riuso: attività in cui è maestro Hiroshi, esperto di kintsugi, la pratica giapponese del restauro di oggetti. Sua moglie Clara è tra coloro che aspettano con ansia l’arrivo di un funzionario del Ministero, che dovrà giudicare se merita un finanziamento il progetto NBT di ingegneria genomica vegetale, che la comunità vuole avviare per migliorare la produzione alimentare. Anni fa Clara si è assunta l’onere di crescere, come fosse suo, il figlio di Anita, la sua migliore amica d’infanzia: loro due erano una cosa sola, ma Anita rimase incita di un uomo che non volle rivelare, e se ne andò a cercare la sua strada per il mondo. Grande è quindi lo stupore di Clara nel rendersi conto che il funzionario ministeriale da cui dipende la loro sorte è Anita, e che non è tornata soltanto per questo incarico, ma anche per riprendersi il figlio, il quale però non sa niente di lei. Destini individuali e desideri collettivi si intrecciano nel breve volgere di pochi giorni in una comunità che non avrebbe bisogno di conflitti.

Relazioni interpersonali, recupero, riparazione in un romanzo breve di Laura Silvestri
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L’autrice

Sin da bambina Laura Silvestri ama leggere e inventare storie. Laureara in Ingegneria Gestionale, inizia a lavorare nell’ambito del Project Management e, successivamente, nella Logistica Internazionale. Parallelamente, si cimenta con i primi passi nella scrittura (fantasy e fantascienza). A luglio 2016 pubblica il suo primo romanzo, Nel nome della Dea, con la Giovane Holden Edizioni; il testo si è aggiudicato la vittoria nella sezione romanzi della Quinta Edizione del Premio Letterario Nazionale Streghe, Vampiri & Co.” Con Delos Digital pubblica il racconto lungo La notte in cui tutte le donne (2016), Materia grigia (2017) e nella collana Atlantis Lasciate fare a Elvis (2021), ristampato nell’antologia Archeologie del basso futuro. Haraprtecipato anche come autrice all’antologia Coloni dell’universo (Urania Millemondi). Nel 2023, in occasione della 45ma Eurocon di Uppsala, in Svezia, ha vinto il premio Europa nella categoria Chrysalis Awards, premio di incoraggiamento per autori emergenti.


L’incipit

La cesta le scivola dalle mani, cade a terra in una cascata di capolini gialli d’iperico, di ruta e verbena, di rami fioriti di lavanda.
Clara trattiene un’imprecazione, mentre le mani cercano nervose la torcia nella borsa a tracolla.
Le assi sconnesse del vecchio parquet sembrano muoversi sotto le piante nude dei suoi piedi. Fuori dalla finestra le fronde dei platani stormiscono una flebile nenia nell’afa della notte.
Il fascio di luce tremula della torcia elettrica inizia a scandagliare la stanza, sfiorando spirali di polvere che danzano fra i mobili ammuffiti. L’appartamento, l’intero palazzo sono abbandonati ormai da anni, eppure il letto della piccola camera ha ospitato un corpo, di recente; il lenzuolo giallo stinto è caduto a terra, attorcigliato in un angolo. Poco distante, una sacca da viaggio aperta, di tela chiara, i vestiti all’interno ben piegati.
È di Anita.”
Clara prova a immaginarla con i vestiti neppure gualciti, che cerca rifugio nella sua cameretta di un tempo, e si sente più confusa che mai. Ci sono ragnatele ovunque, e odore di vecchio. “Non è il posto per Anita, e fa anche un caldo da star male.”
La torcia illumina il vuoto sulla parete dove una volta c’era lo specchio. Accanto, però, perdura il poster sbiadito d’una boyband dimenticata.
Lo squittire in un angolo la fa sobbalzare. Clara punta la luce in terra, ma il topo è già scappato.
– Anita! – Si fa coraggio e tira fuori la voce. Devono parlare. Non ha intenzione di aspettare che l’altra smetta di fare la preziosa, neppure Clara fosse uno spasimante indesiderato che pende dalle sue labbra. Ha diritto a delle spiegazioni. – Anita!
Nessuna risposta. Però dev’essere qui, ne è sicura. Dopotutto, ci sono ancora le sue cose.
Scansa una ciocca ricciuta da davanti agli occhi, decisa a cercare in ogni stanza, in ogni armadio, se necessario. Sta per voltarsi e riprendere la porta, quando coglie un bagliore nell’angolo, seminascosto dalle spire del lenzuolo.
Raccoglie il piccolo oggetto, serra le dita attorno al metallo fino a sentire gli spuntoni morderle il palmo. Lo lascia cadere nella sacca. È di sicuro una scoperta inaspettata. “Che ci faceva lui, qui?
La testa inizia a girare. La polvere le appanna gli occhi e l’incertezza si trasforma poco a poco in ansia. Torna a osservare la forma impressa nel materasso, la percorre con le dita. Poi alza lo sguardo.
C’è una traccia rossa sulla parete dietro la testiera. Due strisce lunghe, disegni sottili di dita.
Clara sale in ginocchio sul letto, tende la mano. La consistenza appiccicosa le macchia la pelle. Si pulisce la mano sul vestito, inorridisce subito dopo. “Può essere sangue?” Scende, arretra, inciampa in un vecchio cofanetto di orribile plastica rosa.
Cade seduta, ma il dolore è poca cosa. Gli occhi non si staccano dalle linee vermiglie sul muro. “Dov’è andata? È ferita?” Stringe la torcia con troppa forza. Clara non è l’unica, nella comunità, ad aver motivo di prendersela con Anita, che fino a poche ore prima camminava in mezzo a loro come una regina, pronta a dispensare salvezza o rovina secondo il suo capriccio. E se la voce del ricatto si fosse sparsa? Non ha risposte. “Respira, Clara. Respira.”
Il buio sembra farsi più denso, un’ombra viva che la inghiotte mentre il fiato si spezza e si ricompone in forme astratte e sgradevoli.
Non ci sarà acqua con cui bagnarsi, domattina. Nessuna benedizione, in questa notte di San Giovanni così amara. Nessun conforto, né per lei, né per Anita.


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