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Pierre Ducrozet, Le grand vertige,  Actes Sud, Arles 2020, pp. 368 € 9,20

Apparso originariamente nel 2020 per la bella casa editrice Actes Sud, che ha sede a Arles, questo romanzo dello scrittore francese Pierre Ducrozet, non (accora) tradotto in Italia, è ambientato negli anni immediatamente precedenti (2016-2019), eppure racconta di un tentativo d’arrestare la catastrofe ambientale che naturalmente non è mai avvenuto. Questo non ne fa automaticamente un’ucronia, una storia alternativa — però potrebbe essere un’indicazione che significa è già troppo tardi per invertire la rotta.

La “grande vertigine” del titolo si riferisce alla incapacità dell’umanità di comprendere il mondo in cui si trova, dopo secoli in cui si è considerata padrona del pianeta, della natura e di se stessa:

Siamo preda di una grande vertigine: il terreno si apre sotto i nostri piedi, il cielo sopra diventa nuvoloso. Niente rimane com’è, tutto si muove. Allora da cosa dovremmo trattenerci? Né i nostri valori né il nostro passato ci sono più utili.

(p. 17)

La trama. Di fronte ai pericoli del cambiamento climatico causato dall’attività umana, un centinaio di governi nazionali, tra i quali significativamente non figurano né gli USA di Trump né la Russia di Putin, istituiscono una “Commissione internazionale sul cambiamento climatico e per un nuovo contratto naturale” (CICC), a capo della quale nominano di comune accordo un anziano pioniere del pensiero ecologista, Adam Thobias, con uno stanziamento di 120 miliardi.

Chi è Adam Thobias?

Un borghese ozioso. Un umanista disperato. Un antispecista. Un transumanista. Uno scienziato pazzo. Un genio. Un utopista. Un ciarlatano. Uno scienziato chiaroveggente. Un maniaco. Un venditore di tappeti. L’unico essere responsabile e coerente. Il più grande truffatore della storia. Un visionario. Un pagliaccio.

(p. 60)

Thobias recluta in diversi campi una cinquantina di “inviati” di sua fiducia, con l’incarico di percorrere le vie del mondo:

Saranno incaricati di recensire tutto ciò che si tenta, di tracciare uno stato mondiale dei luoghi ma anche d’immaginare cosa si potrebbe fare, e questo in tutti gli ambiti che ci interessano, energia, cambiamento dei territori, biodiversità, mobilità.

(p. 12)

Seguendo i passi di alcuni di questi inviati, in Amazzonia, Africa, Birmania, Cina, l’autore compone una sorta di cantica del mondo, della diversità dei suoi ambienti e delle sue tradizioni, un catalogo di ciò che richiamo di perdere. Malgrado la volontà dei governi, la CICC si dovrà scontrare con interessi assolutamente contrari:

Un solido e ampio esercito di pseudoscienziati, falsi esperti, economisti e politici disposti a diffondere false informazioni per i propri interessi e quelli delle compagnie petrolifere, dell’industria pesante e dei trasporti  […] obbedendo a una logica semplice e stupefacente: la legge del capitale porta naturalmente, come scriveva Marx, alla distruzione del valore originario, cioè, in questo caso, della Terra e dei viventi.

(pp. 16-17)

La narrazione segue in particolare il lavoro di quattro inviati, due uomini e due donne che agiscono nel campo del giornalismo free lance, delle scienze applicate. Tutti gli inviati comunicano tra loro e con Adam Thobias tramite la rete Telemaco (che è il nome del figlio di Odisseo, certo, ma in greco significa “colpire a distanza”), quindi attraverso il web e i telefoni cellulari. La filosofia della CICC, che non è quella dei governi che l’hanno fondata, si ispira a un pensiero rivoluzionario:

Non possiamo accontentarci di assetti politici e cambiamenti economici, che sono certamente essenziali ma non risolvono alla radice il problema. È tutto il nostro rapporto con i viventi e con i territori che ci occorre riconsiderare. Dal dominio e dalla distruzione occorre passare a alleanze, associazioni, amalgami.

(p. 18)

Gli inviati si scontrano ben presto con varie autorità, intenzionate a mantenere il riserbo sul tracciato degli oleodotti, sulle fabbriche più inquinanti, sullo sfruttamento di manodopera locale.  Uno di loro, Nathan Regnier, scopre grazie a una pianta trovata in Amazzonia il segreto grazie al quale il regno vegetale trasforma a livello quantistico l’irradiazione solare in energia, con estrema efficacia e pochissima dispersione.

Ma l’attività della CICC rimane sconvolta da un’ondata di nove contemporanei attentati a altrettante installazioni in tutto il mondo: obiettivi fortemente sensibili dal punto di vista delle emissioni di carbonio, tutti osservati, fotografati e trasmessi nella rete Telemaco.

Appare evidente che l’organizzazione di Thobias ha anche un braccio segreto, con finalità che i governi definiscono “terroriste”. Thobias entra in clandestinità, ma prima diffonde a tutti i mezzi di comunicazione mondiali un proclama con cui invita i popoli a ribellarsi contro la logica suicida dei governi, per salvare il pianeta.

È in corso una guerra. Non l’ho voluta io, proprio come non siete stati voi a darle il via, ma ne siamo tutti vittime. Abbiamo deciso, come società, di muoverci verso un sistema economico basato su una presunta abbondanza di risorse, l’addomesticamento di quello che è stato chiamato il nostro ambiente naturale e un flusso costante di energia.

(p. 207-208)

I suoi inviati naturalmente sono a loro volta obbligati a nascondersi, perché l’Interpol è sulle loro tracce.

Un po’ annacquato da una coda troppo lunga negli ultimi capitoli, il romanzo di Ducrozet, oltre che ricco di personaggi interessanti e descrizioni sensazionali, è estremamente efficace per comprendere il legame perverso, diretto e strettissimo tra capitalismo e combustibili fossili, e l’inerzia dei suoi interessi economici che non riescono a arrestarsi neppure di fronte al rischio di distruggere il pianeta, cioè le risorse stesse su cui si fonda:

L’incontro tra capitalismo e petrolio è esplosivo; è un amore folle, immediato, l’incontro della spada e dello zolfo, il ricongiungimento dei due affluenti in un fiume torrenziale (p.142) L’iper-capitalismo è una guerra, con diversi fronti, battaglie e morti. Una tranquilla avanzata verso il nulla. (p. 208)


Franco Ricciardiello

Le citazioni dal francese sono tradotte da Franco Ricciardiello

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