Trama:
Nel futuro di fine III millennio, gli umani vivono in piattaforme tra le nuvole, possono volare e viaggiare nel tempo grazie ad una tuta di colore arcobaleno, alimentata da una gemma speciale. Un ragazzino di 11 anni, Arco, tenta di viaggiare in segreto senza la supervisione dei genitori, ma finisce inavvertitamente nel 2075, perdendo la gemma in una collisione.
In quest’altra epoca, cambiamenti climatici provocano frequenti eventi estremi (tempeste, incendi…), ma le società umane riescono ad andare avanti grazie all’aiuto di robot umanoidi, che sistemano periodicamente le città dopo le devastazioni. In questo contesto, Arco incontra Iris, una ragazzina con cui farà amicizia e che lo aiuterà a tornare nel futuro.


Commento:
Una chiave di lettura molto interessante del film riguarda la giustapposizione tra i due futuri che esso presenta. Il primo e più vicino (dove Iris vive) mantiene ancora molti aspetti problematici del nostro presente. È un futuro capitalista, il lavoro è ancora un’attività che consuma la maggior parte del tempo nella vita delle persone (i genitori di Iris si assentono per intere settimane, tornando a casa solo per qualche weekend), nonostante la presenza di robot umanoidi molto intelligenti capaci di svolgere praticamente qualsiasi tipo di mansione (addirittura gli può essere affidata, senza particolari problemi, la crescita di un bambino di pochi mesi); è inoltre un futuro dove persiste il consumismo, dove la società si è orientata verso l’adattamento al cambiamento climatico piuttosto che alla sua mitigazione; non si è riuscito ad evitare che le città vengano colpite settimanalmente da temporali e allagamenti , ma gli edifici ora sono protetti con bolle di vetro dai frequenti eventi metereologici estremi, e i robot vengono utilizzati per aggiustare periodicamente le strade, le linee elettriche e tutto il resto.
Nonostante ciò, questo futuro non è interamente negativo: ci sono sviluppi interessanti, come i robot stessi, che vengono integrati abbastanza bene nel funzionamento della società; c’è un sistema di welfare niente male (vediamo polizia e pompieri piuttosto efficienti, una scuola molto avanzata ed apprezzata dagli alunni), sembra esserci un buon livello di libertà e di qualità di vita, con bassi tassi di criminalità (bambini undicenni possono stare a casa da soli con un robot a supervisionarli per intere settimane), vediamo che la situazione economica di una famiglia media è alquanto buona, il verde è molto più diffuso nei contesti urbani rispetto al presente, la società è arrivata ad un’elettrificazione importante. Quindi questo tipo di futuro è in generale credibile, ha dei problemi sistemici ancora irrisolti, ma l’umanità sembra intraprendere i passi necessari per eventuali miglioramenti successivi nel suo modo di vivere.

Il futuro più lontano, quello di Arco, è proprio il risultato di questa evoluzione: gli viene riservato all’interno del film un minutaggio molto inferiore al precedente, ma da quanto possiamo vedere ha tutti i tratti di un’utopia solarpunk: l’umanità è finalmente in pace con la natura, sole e vento sono ciò che fornisce energia, la civiltà è progredita a uno stadio di consapevolezza maggiore, la tecnologia è avanzatissima, ma è tutta quanta finalizzata ad aiutare gli esseri viventi (umani, ma anche animali e piante) a stare meglio, non viene abusata per fini individualistici; l’umanità si è evoluta in un senso anti-specista, tanto che ha trovato il modo per comunicare efficacemente con gli animali. Questo futuro, tuttavia, è il risultato di quella traiettoria anche nei suoi elementi che non sono stati risolti in tempo: le persone vivono in una struttura ad albero in alto inel cielo, non per propria volontà, ma per lasciare riposare la terra, che evidentemente è stata portata allo stremo per colpa dell’attività umana dalla rivoluzione industriale a oggi. Il finale, che evito di spoilerare, è perfetto perché fa da anello di congiunzione tra i due futuri.

Arco è un film splendido, miyazakiano fino al midollo: nel gusto, nelle tematiche, nell’animazione, in tanti piccoli dettagli. Ovviamente, il primo grande collegamento con i film di Miyazaki che può venire in mente è il ruolo centrale giocato dalla tematica ambientale; ma si tratta anche di elementi più sottili. Per esempio la musica, che ha un utilizzo del pianoforte e degli archi simile a quello delle colonne sonore di Joe Hisahisi (storico compositore della maggior parte dei film Ghibli), a rimarcare la meraviglia che questi mondi futuristici sono in grado di suscitare. O ancora la presenza di un gruppo di villain stravaganti, che inizialmente danno la caccia ai piccoli protagonisti ma che si scoprono non così cattivi, finendo per aiutarli (ricordano quelli di Laputa o di Porco Rosso).
Penso davvero che se agli spettatori si dicesse che questo è un film Ghibli, moltissimi ci crederebbero. Si ringrazia quindi il maestro dell’animazione Miyazaki per avere ispirato, attraverso le sue opere proto-solarpunk, nuovi autori a realizzare opere in tutto e per tutto solarpunk.
Antonio Angelo
ARCO (2025), regia di Ugo Bienvenu, produzione: Francia/USA


