“In giardino” di Giancarlo Fantini, recensione di Giulia Abbate

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“In giardino” è un gradevole e ponderoso compendio di giardinaggio di Giancarlo Fantini, che alla botanica e alla natura ha dedicato la sua vita.

“Di mestiere professore di piante”, recita la sua biografia: Fantini è stato infatti insegnante all’Istituto Agrario, ora in pensione; fondatore di associazioni artistiche e impegnato nella divulgazione naturalistica, è anche pittore e una delle sue opere fa da copertina al libro: una composizione colorata, vivace e insieme equilibrata e armoniosa, qualità queste che contraddistinguono anche la cifra stilistica di Fantini nel presente saggio.

In giardino, dedicandosi all’attività “che stanca, ma toglie la fatica”, si coltiva, si pianta, si semina, si travasa, si mette a dimora, si pota, si pacciama, si copre, si cura… prima di ognuna di queste importanti azioni, però, si osserva e si impara a conoscere.

Osservazione ed esperienza sono importanti per non muoversi a casaccio, con il rischio di perdere tempo e fare danni alle piante e ai propri spazi se mal gestiti. La conoscenza della fisiologia della pianta è l’elemento cruciale che ci permette di capirla, e di fare sì che essa cresca nel modo a lei più congeniale: è sulla base di ciò che dobbiamo progettare e agire, non (solo) basandoci su nostre preferenze, progetti o desiderata. Questo principio di base infonde il saggio, che si rivela un testo accessibile secondo più modalità.

La prima modalità è certamente quella da consultazione: si naviga l’indice, si trova la “propria” pianta e la si approfondisce, seguendo l’autore in descrizioni insieme agili e profonde.

La conoscenza di Fantini del mondo naturale ci regala informazioni che oltre alla completezza posseggono anche il piglio di chi sa e si può ben permettere di argomentare e di strutturare le informazioni non al modo un po’ spento di un compendio qualsiasi, ma con personalità, ampie considerazioni e collegamenti vari.  

La seconda modalità è quella di una lettura completa, magari passando un po’ al volo su capitoli che sentiamo meno attinenti alle nostre necessità, ma comunque affrontando il testo come un organismo unitario, da percorrere in modo lineare, dall’inizio alla fine.

Così facendo, non ci limitiamo a conoscere una sola famiglia di vegetali e a trarne le indicazioni utili per coltivarli, ma abbiamo l’occasione di fare un viaggio organico: nella conoscenza di Fantini, nel suo modo di porla, nelle argomentazioni e nello stile, procurandoci motivi di godimento e di arricchimento.

A questo contribuiscono i capitoli in apertura del saggio, che consiglio di non saltare e di leggere integralmente anche se si vuole poi andare a consultare una sola voce botanica. Fantini apre infatti con “Il mio concetto di giardino”:

…chi lavora in questo ambito non può ignorare il fatto di operare con organismi viventi e perciò destinati a crescere attraversando, come è per noi, le diverse fasi dell’esistenza, morte compresa (…) il giardino quindi è una realtà in continua evoluzione.

Ad alcuni punti di metodo, che Fantini pone al giardiniere, segue un secondo capitolo su “Come vivono le piante”, in cui si ribadisce il concetto che le piante, anche quelle ornamentali, non sono oggetti ma esseri viventi sottoposti a regole precise, derivanti dai normali processi fisiologici e dalla genetica di ogni specie e varietà.

Passiamo poi a capitoli più tecnici:, arricchiti da belle foto a colori in apertura: “Semine, trapianti e moltiplicazioni”, “Irrigazione e concimazione”, “La scelta in vivaio”, “La potatura”, “Gli innesti”, “Parassiti e malattie”. Contengono principi di base utili ai giardinieri non professionisti ma anche preziosi consigli operativi e interessanti considerazioni su pratiche correnti, come ad esempio la (barbara) capitozzatura, gli innesti, il ricorso a rimedi chimici. Ricchissimo il capitolo sulla potatura, breve ma prezioso quello sui vivai, che espone qualche piccola accortezza per chi va ad acquistare piante.

Si passa poi al compendio vero e proprio, con la parte dedicata alle tipologie vegetali, in ordine alfabetico: alberi non sempreverdi, annuali e biennali, aromatiche, cespugli da fiore, conifere, erbacce perenni, felci, fruttiferi, orchidee, orticole, piante d’appartamento, piante in contenitore, rampicanti e ricadenti, rocce e acqua (ovvero la realizzazione di giardini rocciosi), rose, siepi, succulente, tappeti erbosi, tuberi bulbi e rizomi. Insomma, c’è davvero tutto.

Chiude il manuale un “Calendario del giardiniere” da intendersi come una raccolta di “appunti preventivi” che vanno poi declinati sulla base delle circostanze, del clima e anche dei cambiamenti che di anno in anno possono sopraggiungere, considerata anche la grande variabilità degli ultimi tempi.
Qui, l’esortazione del professore è quella di prenderli noi, gli appunti che ci servono: dedicando il tempo (che si misura in stagioni e in anni) e l’attenzione necessari a capire da noi, a esperire direttamente le esigenze delle nostre piante, regolandoci poi di conseguenza.

Un procedere insomma che ci richiama a principi puramente galileiani, ovvero scientifici: servendosi degli “occhi della fronte e della mente”, cioè di osservazione e ragionamento, bisogna trarre da “sensate esperienze” delle dimostrazioni ragionate. Per far questo, non si può che partire dal dato di realtà, dal fatto: come vive e come “funziona” una pianta, com’è la sua fisiologia, che è data e non si può pervertire né cambiare, ma solo assecondare oppure ostacolare, con conseguenze diverse e ugualmente prevedibili.

Così, mi è parso che questo manuale pratico possa dialogare direttamente con le argomentazioni che il fisico Fridjof Capra espone nel suo “I principi sistemici della vita”, qui recensito qualche tempo fa: il rispetto dei principi dati di un sistema ne decreta non solo la mera prosecuzione, ma anche la qualità della vita che in esso si conduce.

Come Fantini pacatamente constata, ancora non riusciamo a seguire serenamente tale principio per coltivare un giardino (e spesso per motivi che nulla hanno a che fare con i fatti, ma con “convenienze” varie); l’augurio che si possa arrivare ad applicarlo anche per le comunità umane, come spera Capra, sembra ancora più lontano.

“Ma noi”, diceva qualcuno, “dobbiamo coltivare il nostro giardino”… Rimbocchiamoci le maniche, dunque, e mettiamoci al lavoro.

Nota: “In giardino” è pubblicato da una casa editrice indipendente: SEED, ovvero “Selvatiche Edizioni”, condotta da Monica “detta Moka” insieme a quattro collaboratrici. Oltre all’ingegnoso acronimo, SEED si richiama alla vita naturale in molti altri elementi – il logo, ad esempio, e la nominazione delle collane, a ognuna delle quali è abbinato un fiore.
Questo manuale è uscito nella collana “Indigene” dedicata alla saggistica, alla quale è accostata la stella alpina, “fiore che svetta, esistenza che scalfisce la pietra con la saggezza”. Ecco quindi che la prerogativa umana del trarre dal mondo “sensata esperienza” può essere impiegata non solo per la produzione di rigorose dimostrazioni razionali, ma anche al richiamo di significati tramite allegorie, anch’esse appartenenti al reame del vero e a quello dell’utile, raggiunti per vie diverse, meno metodiche eppure altrettanto umanamente ineludibili.