
Giulia Abbate, “Il sogno della foresta”, collana Ad alta voce, Fabbri Editori Rizzoli Education, 2026, pp 223, euro 11,5 (+ libro digitale).
Ciclo scolastico: secondaria di primo grado, per la classe terza
In un futuro prossimo, l’inquinamento ha costretto gli esseri umani a vivere all’interno di immense Metropoli isolate dalla natura. Ma i tempi sembrano maturi per colonizzare un nuovo pianeta. È così che inizia l’avventura di Teo, che ha quasi quattordici anni e un sogno ricorrente; della sua gemella Lia, coraggiosa e pragmatica; e di Dino, nemico di Teo in un videogioco bellico. Scaraventati in una giungla aliena, presto si accorgeranno che non sono soli…
Il sogno della foresta è un romanzo solarpunk che aiuta a rispondere alle inquietudini contemporanee, invitandoci a ragionare sui concetti di amicizia, sopravvivenza e libertà, sempre all’insegna della speranza.
Ad alta voce, un nuovo modo di leggere insieme in classe per:
entrare in contatto con le storie in modo personale e condiviso
potenziare in modo progressivo le abilità di base di tutte e tutti
monitorare il proprio percorso di lettrici e lettori
creare una comunità in cui si imparano l’ascolto e il confrontoLa collana Ad alta voce vuole andare oltre le pagine del libro per approdare alla community del sito Rizzoli Education, dove lettori e lettrici potranno condividere videorecensioni, booktrailer, booktalk e vedere le interviste di autori e autrici.
La trama ruota intorno ai tre protagonisti. Teo, Lia e Diego abitano nella Metropoli, un agglomerato di edifici coibentati di cemento, acciaio, vetroresina e plastica rinforzata. I genitori di Lia e Teo sono destinati a Marte, il pianeta terraformato, nuovo e pronto all’uso, per contribuire al futuro rigenerato degli esseri umani.
Anche i tre ragazzi andranno su Marte, perché sono il capitale umano delle generazioni a venire.
Devono studiare, lavorare e comportarsi bene per meritare la splendida opportunità offerta. Non ne vale forse la pena? I ragazzi faticheranno a fornire una risposta, soprattutto perché le circostanze possono essere diverse da come appaiono.
Finalmente è giunto nelle scuole un romanzo solarpunk, la lacuna è stata colmata. L’immaginazione delle giovani creature ha la necessità di essere coltivata e allenata a dispiegarsi. Tuttavia, la proposta di romanzi intrinsecamente positivi e speranzosi è inadeguata. Dunque è emblematico che a colmare il deficit di offerta formativa sia stata proprio Abbate, co-fondatrice del collettivo Solarpunk Italia, da più di cinque anni alle prese con la definizione e la divulgazione di una letteratura costruttiva e ribelle.
Le tre sezioni del romanzo – prima parte: la Metropoli, seconda parte: la Foresta, terza parte: Omnia – traghettano le giovani creature da un’ambientazione claustrofobica e grigia, attraverso un mondo sconosciuto, per giungere a un futuro ricco di incognite, tuttavia arioso, speranzoso, in cui provare a costruire una risposta appropriata alla domanda iniziale. Ne vale la pena se esiste una comunità di supporto alle proprie aspirazioni, che consenta di riparare e migliorare il futuro destinato alle creature viventi, umane, non umane e vegetali.
Alcuni passaggi un tantino didascalici sono giustificati dalla necessità di condurre le alunne e gli alunni dentro il pensiero utopico, una competenza filosofica dalla quale le persone sono state sradicate affinché non possano essere messe in atto le ricadute pratiche dell’utopia: un mondo migliore per tutte le creature viventi è non solo immaginabile bensì probabile se esiste una comunità unita nell’avverarlo.
Sono legata a Giulia da un rapporto di amicizia e di collaborazione, e sono lieta di tenere tra le mani il frutto del suo agire utopico, uno strumento pratico e utile per seminare la speranza poiché, prima dell’azione, è necessaria la progettazione. Avrei voluto leggerlo da bambina, la mia generazione è stata sin troppo manipolata da canaglie assetate di potere che ci hanno condotto a un presente letale.
Oggi, 14 agosto 2026, ore 7, mentre scrivo, sono frastornata dal rumore dei Canadair e degli elicotteri Erikson: pescano acqua da Lago Maggiore e dal torrente Anza, per contenere gli incendi che, dalla prima settimana di luglio, disintegrano le montagne del Verbano Cusio Ossola.
“Nessuno guidò più carri armati. Nessuno armò più bombe, droni e cannoni. Nessuno si presentò più a servire le tavole, a guidare le auto, a pulire le case dei re. Nessuno, semplicemente, li ascoltò più. E nessuno arrestò chi si comportava in quel modo.” (cit. p. 177)
Che bello sarebbe se, anziché tre Canadair, volassero trenta gialle libellule con la pancia piena d’acqua. A quest’ora il cielo sarebbe azzurro invece che arancione fumoso e i bambini potrebbero annusare il profumo delle prime mele precoci e, uniti insieme in un girotondo, innaffiare gli orti con le lacrime di grasse risate. Sarebbe piaciuto a Rodari, un simile pensiero.
Opere, come questa di Giulia Abbate, sono fondamentali, necessarie, mai sufficienti. Arriverà il seguito a svelare le avventure di Teo, Lia e Diego? Me lo auguro. Nel frattempo suggerisco vivamente la lettura, anche agli adulti. Magari viene la voglia di alzare la testa… per guardare le stelle.
Romina Braggion


