Atlantis Saggi n. 3: “Staying with the Antropocene” di Vittoria Guenzani

Cura -Alleanza – Simbiosi: tre categorie per navigare l’eterogeneità della letteratura solarpunk

Scaricalo qui: Staying with the Antropocene, Delos Digital

L’impostazione teorica di Vittoria Guenzani, in questa tesi di laurea magistrale discussa all’Università di Genova, parte dal saggio di Donna Haraway Chthulucene: sopravvivere su un pianeta infetto (Staying with the Trouble, 2016), convertito in strumento di analisi per interrogare una serie di racconti solarpunk italiani e stranieri, in alcuni dei quali si trovano espliciti rimandi al pensiero della filosofa statunitense. Guenzani propone categorie, o configurazioni — Cura, Alleanza, Simbiosi — che concretizzano il concetto di response-ability presente nel saggio di Haraway, il nodo centrale che la collega al Solarpunk. La “responso-abilità” è un invito a tenere a mente di essere parte di una rete interconnessa e multispecie, all’interno della quale gli esseri umani devono rendersi capaci di elaborare una risposta responsabile verso tutti gli altri abitanti della Terra, e rimanere inoltre a contatto con la questione Antropocene: l’era geologica in cui viviamo, nella quale l’umanità ha influenzato così profondamente il pianeta e le sue forme di vita da incidere sui processi geologici.
Le categorie proposte da Guenzani diventano strumenti di navigazione attraverso l’eterogeneità del mondo narrativo solarpunk.


I racconti analizzati sono: “The Birdsong Fossil” di D.K. Mok, “The Road to the Sea” di Lavie Tidhar, “Boltzmann Brain” di Kristine Ong Muslim, “Lasciate fare a Elvis” di Laura Silvestri, “Colpo di una notte di mezza estate” del Commando Jugendstil, “Byzantine Empathy” di Ken Liu, “The Songs that Humanity Lost Reluctantly to Dolphins” di Shweta Taneja, “Mariposa Awakening” di Joseph F. Nacino, “Biston Betularia” di Maria Antònia Martí Escayol.

Vittoria Guenzani, nata nel 1999, si è laureata in Lettere a Milano e poi in Letterature Moderne e Spettacolo a Genova, nella convinzione che le storie siano uno degli strumenti più potenti che abbiamo per cambiare il mondo. Scout di formazione e disegnatrice fino dal primo giorno, reca sempre sulle spalle uno zaino in cui non mancano mai carta, penne e colori, perché sa che per orientarsi — in montagna come nel presente — serve anche (o soprattutto) tanta immaginazione. Si occupa di letteratura speculativa e pensiero ecologico, alla ricerca dei sentieri possibili per un futuro diverso e più responso-abile.


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