
La guerra in Medio Oriente sta causando il secondo shock energetico in pochi anni, dopo quello del 2022 con l’inizio della guerra in Ucraina.
La regione interessata dalla guerra è cruciale per la produzione e il trasporto del petrolio e del gas: basta pochissimo per creare incertezza e far salire i costi, con effetti diretti su bollette, carburanti e prezzi in generale anche in Europa.
Il punto centrale è che questa non è una situazione nuova: negli ultimi anni si è visto chiaramente quanto i paesi europei siano ancora dipendenti dai combustibili fossili e quindi esposti agli eventi geopolitici. Nel 2025, in Italia il 59% dell’elettricità è stato ancora prodotto da fonti fossili, soprattutto gas. Questo dato rende il paese uno dei più dipendenti dai combustibili fossili tra le grandi economie europee. Il confronto con altri paesi è significativo: in Spagna circa il 60% dell’energia proviene da fonti rinnovabili, mentre in Francia il 60% è generato dal nucleare e solo il 6% dal gas. Investire nelle energie rinnovabili non è solo una scelta ambientale o “ideologica”, ma anche una strategia concreta per ridurre i costi e i rischi nel lungo periodo. Più un paese produce energia da fonti come sole e vento, meno dipende da mercati globali instabili e da paesi in conflitto, e quindi meno è esposto a rincari improvvisi.
Ricordiamocelo quando ci troveremo a scegliere chi ci rappresenta e chi prenderà le decisioni del nostro futuro. Prendersi la responsabilità di scegliere fa tutta la differenza.

