Ugo Bellagamba, “Quando avremo meli su Marte”, recensione di Antonio Ippolito

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“L’atmosfera marziana è rarefatta (..). Per galleggiare, il Nikita Sergeevič deve avere una superficie cento volte superiore a quella necessaria sul nostro pianeta. Per questo motivo, anche se gli alloggi non sono molto più grandi di quelli dei tradizionali Gorškov-Zeppelin. Il Nikita è lungo quasi tre chilometri e ha una circonferenza di 940 metri nel punto più ampio”.

Ecco un racconto che, senza rinunciare alla grandiosità che si addice al nostro vicino planetario, riconcilierà con Marte chi è uscito stremato dal confronto con la Trilogia Marziana di Kim Stanley Robinson.

In un futuro in cui la Grande Russia sovietica ha unificato l’Europa e vive in pacifico accordo con la ComCina ovvero Cina comunista, e gli USA hanno subito un crollo economico che li ha riportati a essere un paese agricolo e fanatico (un po’ come in “Interstellar”), le due potenze comuniste stanno colonizzando Marte. All’uopo è stata recuperata l’antica tecnologia dei dirigibili, cercando di evitare gli inconvenienti che ne avevano portato all’abbandono a metà Novecento; ecco perchè, data la scarsa densità dell’atmosfera marziana, per raggiungere la portanza necessaria l’aeronave dovrà essere enorme. Il racconto si apre all’avvio del viaggio inaugurale del Nikita Sergeevič (chiaro omaggio a Chruščëv): operai, dirigenti, artisti pronti a celebrare il trionfo del socialismo!

Ma il giorno di festa viene rovinato da un trio di guastatori yankee , veri “ugly Americans” decisi a precipitare il Nikita nell’abisso del Noctis Labyrinthus, uccidendo chiunque si opponga alla loro missione suicida.

L’unica alternativa alla catastrofe viene forse da un misterioso bambino apparso sul dirigibile: riuscirà a ottenere il suo aiuto la protagonista Saša, ovvero Aleksandra Kollontaj? Non per niente l’autore le ha dato il nome della prima donna mai stata ambasciatore, oltre che ministro (per conto del primo governo bolscevico)… e su Marte, si sa, una bradburiana civiltà perduta non manca mai!

L’autore scrive che questo racconto è stato un divertissement tra avventura e spionaggio, con momenti anche umoristici (come la classica gaffe sovietica di abbinare vino rosso al pesce, come nei film di 007), ma si intuisce una profonda passione per i temi trattati: Bellagamba è anche autore di un Dictionnaire utopique de la science-fiction, ha studiato il russo ed è un conoscitore della fantascienza sovietica degli anni ’50 e ’60, quelli della “corsa allo spazio”, di cui apprezza l’umanismo; il titolo del racconto deriva da una canzone di quell’epoca (disponibile su YouTube).

Antonio Ippolito
Ugo Bellagamba, Quando avremo meli su Marte, Delos Digital 2025, € 1,99