Categories:

Bianca Buchold

La città di Dortmund (capoluogo della Vestfalia) invita fino al 18 gennaio 2026 a visitare una mostra Solarpunk, ospitata nel Dortmunder U, l’ex birrificio Union: un enorme edificio in mattoni sormontato da una grande “U”. L’intero complesso funge oggi da spazio culturale polivalente e si trova nel centro della città, raggiungibile a piedi in dieci minuti dalla stazione centrale.

L’esposizione era stata già annunciata online nel 2024 e ideata con l’intento di progettare, concretizzare e presentare — insieme a bambini, adolescenti e artisti — la visione di un futuro sostenibile, caratterizzato dalla tutela del clima, in cui inclusione, giustizia climatica, diversità e pari opportunità siano possibili.

Avvicinandosi all’edificio, si nota che la mostra non dispone di alcun poster o banner. Se non se ne conoscesse l’esistenza, non la si potrebbe intuire dall’esterno. Come per caso, una rappresentazione gigante di un sole splendente campeggia sopra le porte d’ingresso, richiamando l’evento. Con enormi scale mobili si raggiunge il secondo piano, dove si viene accolti da uno spazio espositivo allegro, colorato e in un certo senso familiare.

Un elemento di grande impatto, sospeso dal soffitto e dominante all’ingresso, è la ricca struttura tessile “Madre”, creata in diverse tonalità di rosso: in alto una sorta di testa composta da pompon di varie dimensioni, sotto lunghe fasce simili a tentacoli che arrivano fino al pavimento. Qui si interpreta la riproduzione del futuro come un processo corporeo assente. Accanto, su una colonna, campeggia in versi un estratto da “Future Noise”, un manifesto per un nuovo stile di vita.

Affascinante la scultura simile a un asciugacapelli o a una pistola, “Powerflower”, realizzata con rifiuti e rottami da due giovani artiste: una macchina visionaria capace di trasformare la plastica in veri fiori, sparati fuori dalla canna.

Tutte le opere presentano spiegazioni (in tedesco), riportano gli autori e descrivono il processo creativo e il messaggio che intendono trasmettere.

Uno spazio un po’ più ampio è occupato dall’installazione “Solidarities”, che racconta in modo multimediale — tramite musica (con cuffie) e un collage video — un nuovo tipo di relazione tra esseri umani e alghe. Inoltre, si possono toccare e osservare tubi pieni di alghe fluorescenti verdi.

Un collettivo di disegno veloce chiamato “Stift Touché” espone, incorniciate in tonalità neon, sei opere ispirate al romanzo “La conferenza degli animali”[1]del celebre scrittore tedesco Erich Kästner. I disegni sono stati realizzati con tempo cronometrato: spontanei, ma sotto pressione, e ogni immagine è stata proseguita dall’artista successivo/a.

Due aree invitano alla lettura e alla sosta. Qui si trova letteratura da sfogliare, come il libro “Ecotopia” di Ernest Callenbach, fumetti come “Storie per salvare il pianeta”, “Soma”, oppure il volume “Visioni del futuro 2045”, da godersi sdraiati su un paesaggio di muschio artificiale o seduti su comodi divani o sgabelli colorati. La selezione dei libri è certamente collegata a temi solarpunk, ma solo due riportano la parola “Solarpunk” in copertina, “Street-Art incontra Solarpunk” e “Planta Nubo: un’antologia solarpunk ambientata nel mondo di Overgrown” — tanto più gradito quest’ultimo, dato che è difficile trovare letteratura solarpunk di origine tedesca. Sulle pareti di quest’area di lettura si possono ammirare in grande formato immagini tratte dai fumetti o dalle graphic novel.

Molto interessante, soprattutto per i miei figli gemelli che mi accompagnano, è la Gaming Lounge: un corridoio con una serie di computer ben attrezzati, dai quali si può entrare nel mondo di “Dot’s Home”, un videogioco narrativo 2D che segue una giovane donna nera che vive nella amata casa della nonna a Detroit. In un altro punto della mostra, i visitatori vengono invitati tramite un QR code, presente su un altro poster, a scaricare il gioco “Cosy Futures”: un’avventura futuristica sul quotidiano ideale in un mondo sostenibile.

“Zukunftsfunkeln” (bagliori di futuro) presenta i risultati dei workshop svolti durante le vacanze scolastiche di Pasqua e d’estate. L’invito è quello di creare un mondo fantastico e inventare, nello spirito del Solarpunk, una visione positiva del futuro, ad esempio attraverso fotografia, diorami, design 3D e stampa.

Una struttura alta, composta da tubi metallici argentati incurvati, simile a una fontana, rappresenta l’interpretazione musicale solarpunk della mostra: un’opera per dare voce e pulsazione al Solarpunk. Da ogni tubo sporgono forme linguali in gommapiuma rosa, un po’ “Centre Pompidou incontra i Muppet”. Con le cuffie si ascolta il canto sperimentale a cappella di studenti: suoni, tonalità, testo in inglese, qualcosa di molto arcaico e al tempo stesso avanguardistico, registrato artisticamente prima dell’apertura della mostra. Questo sottolinea ancora una volta l’intento dell’esposizione: coinvolgere i giovani nella visione del mondo di domani e far loro conoscere il solarpunk.

Bilancio: La mostra è preparata con grande cura dagli organizzatori, che hanno compreso a fondo il concetto di Solarpunk e lo hanno tradotto in un progetto estremamente ambizioso e completo. Sia grazie all’approccio inclusivo — fondamentale — che ha coinvolto bambini e giovani nei workshop (e persino nella giuria!), sia attraverso la presenza di artisti professionisti, sia dando a chiunque la possibilità di inviare le proprie idee e opere; offrendo inoltre spazio a tutte le forme espressive (immagini, letteratura, video, installazioni, sculture, giochi, musica, ecc.) e scegliendo di non far pagare l’ingresso. Un risultato di grande valore. Complimenti, Dortmund!

Bianca Buchold

PS: Concludiamo soddisfatti il nostro giro dopo un’oretta e passiamo davanti al libro dei visitatori. Con entusiasmo mi firmo, ringraziando del fatto che il tema Solarpunk sia stato presentato qui come mostra dedicata, ben riuscita e più che degna dell’argomento. Passo la penna ai gemelli. Mentre uno ringrazia ma rifiuta, l’altro prende tranquillamente la penna e si immortala sotto il mio elogio con: “War in Ordnung” (È andata bene). Meno male.


Note:

[1] Gli animali del mondo si uniscono per mostrare agli esseri umani che pace, responsabilità e umanità sono urgentemente necessarie.

Condividi il post

Comments are closed